Le associazioni di anziani sulla riforma dell'Avs in arrivo
"Ritardare la pensione
non è una grande idea"
ANDREA BERTAGNI


È inutile vendere fumo, la realtà del mercato del lavoro è quella che è, non si può negare l’evidenza". Marco Treichler, responsabile dell’associazione anziani dell’Organizzazione cristiano sociale ticinesi (Ocst) "Generazione più" di Lugano, sostiene a spada tratta la proposta di assicurare una rendita-ponte fino alla pensione ai 50/60enni disoccupati. Proposta lanciata dal ministro dell’interno Alain Berset in aiuto ai disoccupati in là con gli anni. "Trovare ancora lavoro a quell’età - annota - è davvero difficile. Una rendita-ponte è sicuramente meno umiliante di finire in assistenza".
Intanto per risanare le casse dell’assicurazione vecchiaia il governo intende portare l’età pensionabile delle donne a 65 anni, dando la possibilità di scegliere liberamente tra i 62 e i 70 anni il momento in cui riscuotere la rendita. Tutto questo, mentre l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), insieme ai giovani liberali, puntano ad alzare a 67 anni l’entrata in pensione degli uomini. "Pur sapendo che esiste un problema di finanziamento, noi siamo per una soluzione il più flessibile possibile - annota Treichler - perché non tutti i lavori sono uguali dal punto di vista fisico".
Netto invece il punto di vista di Franco Caravatti, presidente del movimento per i diritti degli anziani e dei pensionati aderenti all’Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa. "Non bisogna in nessun modo alzare l’età - sottolinea - non ha senso lavorare fino a 67 anni, quando i giovani fanno fatica a trovare un’occupazione. È un controsenso. Davvero non riesco a capirne il senso". Anche perché i soldi ci sono. Almeno secondo Caravatti. "La Banca nazionale svizzera (Bns) fa utili miliardari, anche il governo chiude i conti in modo positivo, senza parlare delle casse malati che continuano a fare profitti - prosegue - davvero non ci sono i soldi per darli a chi ha bisogno e finanziare così l’Avs?". Tutto questo, quando è già  possibile agire sui lavoratori 50enni. Come? "Occorre abbassare i costi degli occupati che si avvicinano alla previdenza, bisogna trovare il modo di farli continuare a lavorare senza pesare troppo sui conti delle aziende". Ben venga comunque l’aiuto statale per chi finisce in disoccupazione. "È una buona idea - nota Caravatti - spero si riesca ora a realizzarla".
Anche Leonardo Agustoni, presidente della Società pensionati federali Ticino e Moesano appoggia l’ultima idea del ministro dell’interno. Agustoni si dice invece scettico sui cambiamenti previsti del sistema pensionistico.  "Non ne abbiamo ancora discusso al nostro interno - spiega - ma personalmente sarei per mantenere lo status quo. Anche perché è molto difficile immaginare delle proposte davvero efficaci". Il motivo? "Sicuramennte la situazione finanziaria del settore previdenziale non è buona, però ricordo che già negli anni ’70 si diceva che i soldi per l’Avs sarebbero bastati solo per i 20 anni successivi".
Ecco perché, secondo il presidente Società pensionati federali Ticino e Moesano, quello sollevato è soltanto un gran polverone. "Siamo di fronte ai soliti allarmismi", concude amaro.
10.11.2019


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