Obiettivo 70 anni nei diversi sistemi pensionistici europei
Ovunque la tendenza
è alzare l'età d'uscita
MAURO SPIGNESI


Negli ultimi 15 anni quasi tutti i Paesi europei si sono posti il problema del futuro del sistema pensionistico. E sono intervenuti da una parte alzando l’età e dall’altra allineando l’uscita dal lavoro (in proporzione alla speranza di vita) in tempi uguali per uomini e donne. Alcuni hanno poi introdotto una flessibilità con meccanismi che consentono di andare prima in pensione ma con remunerazioni inferiori calcolate in base ai contributi versati. C’è da aggiungere che in buona parte dei Paesi europei non esiste quello che da noi è il secondo pilastro. Ma solo una previdenza privata che quasi sempre viene stipulata dal dipendente e raramente dal datore di lavoro attraverso contratti integrativi. La media dell’età di pensionamento nei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) è di 63,4 anni per le donne e 64,3 per gli uomini.

L’Austria, per cominciare, prevede un’età graduale di pensionamento delle donne che dovrebbe arrivare ai 65 anni, uguale a quella degli uomini, in un arco che va dal 2024 al 2033. Attualmente è possibile anticipare l’uscita a 62 anni (anche meno per chi fa lavori usuranti).

In Danimarca, invece, non esiste alcuna uscita anticipata. Tutti attualmente vanno in pensione a 65 anni. Dal prossimo anno e sino al 2022 ci sarà un aumento graduale sino a 67 anni e dal 2024 secondo la speranza di vita della popolazione. Stesso discorso in Finlandia dove però esiste la possibilità di anticipare a 63 anni. Stando sempre nel nord Europa risulta piuttosto rigido il sistema svedese: tutti in pensione a 65 anni e nessuna deroga sugli anticipi. Bloccata anche la normativa olandese, qui si parte da 65 anni e 9 mesi per tutti (67 anni dal 2021) e nessuna alternativa.

In Francia, dove si sono susseguite diverse riforme, si esce dal lavoro a 65 anni e 9 mesi. Entro il 2022 si andrà a 67 anni. È possibile poi rinviare l’età pensionabile volontariamente ma al massimo sino a 70 anni.

In Germania la tendenza è quella dell’innalzamento dell’età pensionabile oggi fissata a 65 anni e 6 mesi anche se è possibile, in alcuni casi (ad esempio per i lavori usuranti), andare in anticipo . Entro il 2029 tutti in pensione a 67 anni.

In Italia la situazione è più complicata. L’ultima riforma porta tutti ad andare in pensione a 67 anni. Un termine che dal 2021 diventerà tassativo. Ultimamente tuttavia sono state introdotte nel sistema pensionistico alcune modifiche. Come la cosiddetta "quota 100" (somma di età e contributi versati), che tuttavia è già in discussione.

In Spagna, dove il dibattito sulla sostenibilità del sistema pensionistico va avanti da anni, è stata alzata gradualmente l’età da 65 a 67 anni che andrà a regime nel 2027. Gli spagnoli hanno la possibilità di continuare a lavorare a 70 anni e oltre. Possono attualmente anche chiedere di andar via a patto che abbiano maturato un minimo di 38 anni di contributi. Infine, è il Giappone il Paese dove gli uomini vanno in pensione in media a 70 anni (possono andare dai 65) e le donne a 69 anni.
m.sp.
10.11.2019


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