Uno studio su come cambia la popolazione dei reclusi
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Sempre più anziani
nelle carceri svizzere
MAURO SPIGNESI


Il "nonno" delle prigioni ticinesi ha 72 anni. È il detenuto più anziano fra i 234 che in media occupano giornalmente le strutture carcerarie cantonali. Negli altri 66 istituti di detenzione a livello nazionale ci sono in tutto 44 anziani over 70. Ma in particolare ci sono 325 reclusi, condannati o in attesa di giudizio, che hanno oltre 60 anni. Perché la popolazione carceraria invecchia rapidamente. Un fenomeno che tuttavia non è legato a un incremento della criminalità che vede responsabili persone di questa fascia di età ma piuttosto da sentenze particolarmente dure e dalle difficoltà di ottenere la libertà condizionale o trattamenti alternativi, soprattutto per chi è recidivo. Una tendenza riportata in uno studio condotto a livello nazionale dal Centro svizzero di competenze in materia d’esecuzione di sanzioni penali e realizzato da due criminologi, Holger Stroezel e Christoph Urwyler, che hanno cercato di mettere insieme una istantanea per capire come si evolverà la situazione per questi detenuti.
Una fascia ritenuta particolarmente fragile in un ambiente difficile, in particolare sotto il profilo dell’assistenza sanitaria, visto che a loro si dedicano in media circa 20 minuti al giorno. O meglio, nel dettaglio, in quasi un terzo dei casi monitorati dallo studio si arriva sino a 40 minuti per i prigionieri più anziani. I responsabili degli istituti, peraltro, hanno affermato che ciò non implica "ulteriori oneri amministrativi". Una parte, ma solo una parte, di questa fascia della popolazione carceraria può svolgere attività sportive, lavorare e avere pasti personalizzati.
"Da noi ci sono persone anziane detenute, ma bisogna dire che non hanno mai dato problemi e noi peraltro riusciamo agevolmente a garantire loro tutta l’assistenza necessaria", spiega il direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini. In Ticino ci sono attualmente sei detenuti che hanno un’età compresa fra i 60 e i 65 anni, altrettanti che hanno fra i 65 e 70 anni, e appunto uno solo che ha 72 anni.
A livello nazionale la situazione è più variegata. Al momento dello studio erano 369 le persone di oltre 60 anni in carcere. Per loro non sono previsti trattamenti particolari, come celle singole. Ci sono poi i reclusi che hanno bisogno di assistenza medica e sono 530. Sono ospitati soprattutto in ospedali, cliniche psichiatriche o altre strutture protette. "Si tratta - spiega Laffranchini - in particolare di detenuti affetti da patologie particolarmente gravi, come ad esempio quelli che soffrono di Alzheimer, che hanno quindi bisogno di una cura attenta e costante che difficilmente si può garantire in un istituto penitenziario".
Sono invece parecchi i reclusi nelle 66 strutture prese in considerazione dallo studio che hanno bisogno di cure continue. Inoltre, a livello nazionale è stato accertato che quasi un istituto su due dispone di attrezzature tecniche per l’assistenza ai reclusi over 60 e riesce a mettere in campo misure per prendersi cura di loro.
Infine, la tendenza, secondo i ricercatori, è un invecchiamento della popolazione carceraria. Insomma, il "nonno" della Stampa sarà una normalità.
m.sp.
01.12.2019


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