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Mogno dà l'esempio e i parroci aprono alle carte di credito
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Nella casa del Signore
ecco il terminale Pos
ANDREA STERN


Appena dopo l’antico rito dell’Eucaristia ecco che in chiesa spunta un moderno terminale Pos. Alcuni anziani fedeli lo scrutano perplessi. Altri se lo passano agilmente tra i banchi, non prima di averlo sfiorato con la propria carta di credito. Nel contempo passa anche un cestino ma le poche monete fanno molto meno rumore di quanto ne facessero una volta. Infine, terminata l’intrusione di modernità, la Santa Messa riprende con l’antico rito della liturgia eucaristica.
Visto dal Ticino, questo scenario sembra quasi sacrilego. Nessun parroco ha mai pensato di introdurre quei marchingegni della finanza nella casa di Dio. Ma di recente una fondazione ha infranto il tabù. Da qualche giorno nella chiesa di Mogno è possibile fare un’offerta tramite il sistema di pagamento senza contanti "Twint". Un servizio aggiuntivo ai quasi 50mila fedeli e visitatori che ogni anno risalgono la Valle Maggia per ammirare l’edificio progettato dall’architetto Mario Botta.
Ma nelle chiese più classiche la tradizione è dura a morire. "Da noi il classico cestino funziona ancora benissimo - spiega don Emanuele Di Marco, vicario parrocchiale della Cattedrale e direttore dell’Oratorio di Lugano -. La gente usa ancora molto il contante, mai nessuno ha chiesto di poter utilizzare altri metodi di pagamento. Poi ci sono sempre i bollettini di versamento, se qualcuno vuole dare qualcosa in più o se vuole contribuire a un progetto particolare".
In altri Paesi però i terminali Pos si stanno rivelando un ottimo investimento per le chiese. In Gran Bretagna, ad esempio, sono già 16mila i luoghi di culto che accettano offerte elettroniche. E in alcuni casi gli oboli sono cresciuti addirittura del 97% (vedi articolo a lato). In Ticino invece non ci si è ancora posti la questione. "Mai dire mai - afferma don Emanuele Di Marco -. Adesso forse sembrerebbe un salto in avanti troppo lungo. Ma tutto cambia. D’altronde ai tempi dei primi cristiani l’offerta spesso consisteva in frutta o galline che poi venivano distribuite tra i poveri. Allora doveva sembrare strano pensare che un giorno l’offerta sarebbe stata data sottoforma di monete e banconote. Quindi, perché no, un giorno potremmo anche aprire alle carte di credito".
Anche subito, se fosse per don Pierangelo Regazzi, arciprete di Bellinzona. "La Chiesa vive nel tempo e quindi deve adeguarsi alle tecniche del tempo - sostiene -. Papa Francesco, ad esempio, comunica con i fedeli attraverso Twitter, quindi non vedo dove starebbe il problema se nelle nostre chiese dovessimo introdurre i terminali per le carte di credito". Non solo. Don Regazzi immagina anche un’applicazione per smartphone. "Permetterebbe a tante persone che non vengono neanche in chiesa di offrire comunque un loro contributo".
L’importante, sottolinea don Regazzi citando Gesù Cristo, è che la mano destra non sappia ciò che fa la sinistra. "L’offerta deve restare un gesto di generosità e non di esibizionismo - afferma -. Deve essere fatta con il cuore. Auspico dunque che questi sistemi elettronici possano essere gestiti in maniera tale da garantire l’anonimato". Per il resto va tutto bene, soprattutto per una parrocchia come quella di Bellinzona che ogni anno fa un’immensa fatica a far quadrare i conti. "In una maniera o nell’altra ogni donazione è sempre la benvenuta - conclude don Regazzi -. Del resto, a caval donato non si guarda in bocca".
astern@caffe.ch
08.12.2019


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