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Confermato un sequestro di 73 milioni "sospetti"
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Il legale venezuelano
e i segreti nel server
FEDERICO FRANCHINI


Circa 230 milioni di dollari. È incredibile quanti soldi ha ricevuto in Svizzera lo sconosciuto avvocato venezuelano Hector Dager. Soldi guadagnati attraverso oneste attività di consulenza, secondo quanto sostiene il diretto interessato. Per il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc), che nel febbraio 2017 ha aperto una procedura penale, potrebbe però trattarsi di riciclaggio.
Tutto è cominciato un anno prima, nel febbraio 2016, quando gli inquirenti federali hanno messo le mani su un server, stoccato a Ginevra, contenente la contabilità clandestina della multinazionale brasiliana Odebrecht, poi condannata in Svizzera e all’estero per corruzione. Analizzando i flussi finanziari delle società offshore utilizzate dalla Odebrecht per i suoi pagamenti corruttivi, gli inquirenti federali hanno constatato come proprio da queste offshore sono partiti circa 45 milioni di dollari verso i conti svizzeri di Dager. Malgrado l’utilizzo di nomi in codice, l’Mpc ha potuto collegare questi trasferimenti a dei progetti realizzati dal gruppo brasiliano in Venezuela, come ad esempio la linea del metro di Caracas. Inoltre, altri 180 milioni di franchi sono stati inviati a Dager da parte del consorzio Oiv-Tocoma, attivo nella costruzione di un mega impianto idroelettrico e costituito dalla stessa Odebrecht (50%), dall’italiana Salini-Impregilo (40%) e dalla venezuelana Vinccler (10%).
L’avvocato non ha trattenuto per sé tutto il denaro. Circa 65 milioni sono stati trasferiti sui conti svizzeri, nel frattempo chiusi e svuotati, dell’ex direttore della Odebrecht in Venezuela, Euzenado Prazeres de Azevedo. Quest’ultimo ha dichiarato alle autorità brasiliane che la Odebrecht avrebbe pagato Dager per "risolvere problemi di messa in opera" di una centrale idroelettrica. Due ministri dell’energia venezuelani sono così stati citati come destinatari potenziali delle tangenti.
Partita l’inchiesta, da Berna viene ordinato il sequestro dei conti. Sequestro contro il quale Dager si è opposto. O meglio, si sono opposte la panamense Kenvest Corporation e una società di St. Kitts e Nevis, la Bms Investments, i cui conti rispettivamente presso Julius Baer e Efg erano stati bloccati. Entrambe le società sostengono che l’Mpc non ha potuto confermare i sospetti di riciclaggio di denaro o l'esistenza di un reato a monte. Il patrimonio trasferito in Svizzera corrisponderebbe alla "remunerazione per prestazioni di consulenza forniti al gruppo Odebrecht". Di tutt’altro avviso il Tribunale penale federale, secondo cui ci sono "sufficienti indizi per ipotizzare che conti riconducibili a Dager (…) siano stati utilizzati per attività di riciclaggio sul territorio svizzero" e che "pubblici funzionari stranieri siano stati corrotti mediante operazioni di compensazione collegate con i valori patrimoniali giunti sui conti riconducibili a Dager". Per questo, hanno stabilito i giudici di Bellinzona, il sequestro di circa 73 milioni di dollari delle due offshore va mantenuto.
f.f.
08.12.2019


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