In automobile in coda per ore e si muore d'inquinamento
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Per i veleni nell'aria
sei vittime al giorno
MAURO SPIGNESI


Ogni anno in Svizzera muoiono da 2.200 a 2.800 persone per patologie legate all’inquinamento. In pratica ogni 24 ore si registrano da 6 a 7 vittime per malattie polmonari, soprattutto tumori, o disturbi cardiovascolari. Polveri fini, scarichi d’auto e altre sostanze tossiche che ogni giorno si respirano accorciano la vita. In Ticino, dove è scattata la rivolta-appello dei sindaci del Mendrisiotto, territorio soffocato dal traffico, si possono calcolare indicativamente 150 decessi l’anno. Una stima fatta anni fa sulla base della popolazione svizzera, non essendoci statistiche a livello cantonale. "Ma i numeri non si dovrebbero discostare molto - spiega il dottor Andrea Bordoni, responsabile del Registro cantonale dei tumori -. Ogni studio, poi, si compone di proprie metodologie e si basa su casistiche varie. Però, è vero, i numeri sono importanti".
Dentro l’inquinamento - l’altra faccia del traffico e delle emissioni di caldaie e altri fumi - c’è un po’ tutto, da quello sonoro a quello delle emissioni. E nonostante i progressi a livello nazionale, molto resta da fare. "Certo che questa cifra di decessi preoccupa e inquieta - dice Marco Zanetti, componente di Medici per l’ambiente e presidente di Pro natura Ticino -. È arrivato il momento di smettere di parlare e passare all’azione, ma  dobbiamo partire dai nostri comportamenti quotidiani. Poi, è vero che servono le grandi opere ma serve iniziare dal basso. Per capire quanto siamo indietro basta pensare che qui da noi viaggiano le auto diesel 3 mentre nei Paesi vicini le hanno bandite".
In Ticino il livello di inquinamento più alto si registra in particolare in certe zone, come, appunto  il Mendrisiotto, dove più volte si è levata la protesta anche di comitati spontanei, oltre quella recente dei sindaci. Qui più volte anche le popolazioni hanno manifestato per l’eccessivo livello di C02, mitigato appena dalle auto nuove con sistemi di emissione meno "velenosi" rispetto a quelli di anni fa. Ma in diversi settori, spiegano dall’Ufficio federale per l’ambiente e da quello della sanità pubblica, "mancano ancora conoscenze scientifiche sulle interazioni tra ambiente e salute umana. Spesso mancano anche i dati sull’esposizione agli inquinanti". Ed ecco perché è stato annunciato l’ennesimo studio, un biomonitoraggio. Perché, nonostante i progressi, "le concentrazioni di polveri fini e ozono sono regolarmente troppo elevate". Veleni che si sprigionano nell’aria.
"Se una persona ha già una malattia cronica, cardiovascolare o polmonare, il tasso di inquinamento non lo aiuta di certo e per lui aumentano i rischi", spiega il dottor Hans Stricker, caposervizio del reparto di angiologia interventistica presso l’Ospedale di Locarno, oltre che presidente della Piattaforma per la salute. "Il problema, la minaccia è in particolare il C02. E per eliminare questa fonte di inquinamento – aggiunge il medico - bisogna invertire le proprie abitudini. Cominciando a usare auto elettriche, sfruttando il fotovoltaico, utilizzando forme alternative di energia per riscaldamento. Ma purtroppo non siamo in un’isola e serve una strategia complessiva e integrata".
m.sp.
08.12.2019


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