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Haftar e le milizie di Fayez Serraj si scontreranno ancora
La Libia è sempre più
un territorio di guerra
LORENZO CREMONESI


A differenza della Siria post-2011, in Libia il peggio sembra debba ancora venire. Gli anni più sanguinosi puntellati da violenze indicibili hanno infatti travolto le maggiori città siriane e le province controllate da Isis tra il 2012 ed il 2017. Ma in Libia lo scontro militare tra la Cirenaica di Khalifa Haftar, leader dell’auto-proclamato Esercito Nazionale Libico, e la pletora di milizie che sostengono il governo di Salvezza Nazionale a Tripoli diretto da Fayez Serraj pare non abbia ancora raggiunto lo zenith. Mentre scriviamo le forze di Haftar appaiono notevolmente rinforzate da centinaia se non migliaia di contractors russi della agenzia Wagner, ben nota per l’efficacia dei suoi miliziani anche in Ucraina e Siria.
Ciò ha fatto registrare nuovi avanzamenti verso il cuore della capitale libica, dopo i lunghi mesi di stallo seguiti alla repentina scelta di Haftar lo scorso 4 aprile di abbandonare la via della diplomazia per quella della guerra guerreggiata. Cercando di disegnare una parvenza di scenario per il 2020, ciò che appare possibile osservare è la progressiva diminuzione di rilevanza per i Paesi dell’Unione Europea. Al loro posto cresce dalla parte di Haftar il peso di Russia, Egitto ed Emirati, mentre con le milizie pro-Serraj assume un ruolo sempre più importante la Turchia di Erdogan. In buona sostanza la Libia è sempre più una zona di guerra dove conta chi è disposto ad impegnarsi militarmente. Un vero problema per le democrazie europee, sempre più prive dell’ombrello americano, in contrasto aperto con Erdogan (che pure dirige il secondo esercito Nato per importanza dopo quello americano), e comunque ancora oggi legate al loro mantra tradizionale: "non esiste una soluzione militare per la Libia". Formula che peraltro appare sempre più vuota. Lo dimostrano i fatti recenti. Fu infatti con un misto di furbizia e forza che il colonello Gheddafi (salito al potere con un golpe militare) governò sino al 2011. Allora fu con la forza che lui venne defenestrato a barbaramente linciato grazie all’aiuto fornito dalla Nato alle milizie ribelli. Da allora in Libia prevale la logica del più forte. Ciò che dunque l’Europa potrebbe imparare presto in Libia è che per avere peso nel prossimo futuro diventa fondamentale contare di più non solo economicamente, ma soprattutto nel campo militare.
22.12.2019


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