Dopo le segnalazioni del Caffè sulle acquesporche in quota
Scarichi inquinanti
in vetta più controlli
ANDREA BERTAGNI


Le capanne alpine ticinesi sono troppe ed è complicato esaminare  le loro acque di scarico. Come è complicato capire se nell’ambiente vengono riversate sostanze inquinanti. Una difficoltà che nessuno ammette con dichiarazioni ufficiali. E che non conferma neanche il Dipartimento del territorio dal quale dipende l’Ufficio della protezione delle acque e dell’approvvigionamento idrico, che sui casi specifici sollevati dal Caffè si rifiuta di rispondere.
In Ticino il settore è composto da almeno 200 strutture sparse a macchia d’olio lungo le montagne ticinesi. E ogni anno fa registrare 50mila pernottamenti e garantisce lavoro a centinaia di persone, nella maggior parte dei casi solo per il periodo estivo (3-4 mesi).
Il Cantone chiaramente non può arrivare ovunque. Prova ad agire quando riceve una domanda di costruzione, imponendo, ad esempio, sistemi di depurazione e di scarico delle acque luride. Fatto ciò, non è però quasi mai possibile salire in quota e controllare. Non sempre, insomma, è possibile verificare gli interventi. Poi ci sono situazioni come quelle della capanna Cristallina in valle Bedretto, già conosciuta dal Dipartimento del territorio da almeno due anni.
Ora che però, come rilevato dal Caffè, nuove situazioni inquinanti si sono presentate anche in due altri rifugi, nelle capanne Campo Tencia in valle Leventina e Pairolo in Valcolla, gli approfondimenti probabilmente potrebbero essere allargati, così si lascia intendere dal Dipartimento. Ci potrebbero essere nuove verifiche nelle prossime campagne di analisi. Tutto questo con i mezzi a disposizione, che non sono tanti, a fronte di un insieme di strutture che invece è diffuso.
Pochi controlli, molte capanne. Sembra essere insomma questo il delicato snodo attorno al quale a volte possono presentarsi eccezioni sul fronte dell’inquinamento ambientale. Anche perché il Ticino è uno dei cantoni svizzeri con la maggior copertura di capanne e rifugi. Mentre i clienti, i turisti soprattutto, quelli che dormono in quota, provengono in particolare da oltre Gottardo e dalla Germania.
L’Ufficio della protezione delle acque e dell’approvvigionamento idrico non si occupa però solo di controllare. Il suo ruolo è anche quello di sensibilizzare i proprietari e i gestori dei rifugi alpini sul corretto utilizzo dei rifiuti in generale. Per questo motivo consiglia, ad esempio, di usare sempre prodotti biodegradabili e non aggressivi per le cucine e i bagni. Serve rigore. Non bisogna infatti dimenticare che capanne e rifugi si trovano in zone naturali di grande pregio.
Nonostante ciò, le analisi del campione della capanna Campo Tencia hanno evidenziato la presenza anche di un derivato di prodotti plastici, il dietilftalato.
Tra gli obiettivi degli uffici del Dipartimento del territorio c’è anche quello di favorire il rispetto di una corretta gestione dei rifugi anche da parte dei visitatori. Questo perché capanne e rifugi stanno diventanto sempre più confortevoli e le persone non vogliono rinunciare alla comodità. È comprensibile. Ma allo stesso modo è importante mantenere il più possibile pulita la natura, portando a casa, ad esempio, i rifiuti di un pic-nic come cartacce e bottigliette di plastica.
Inoltre le capanne alpine di oggi non sono più quelle di 20 o 30 anni fa. Si sono trasformate in vere e proprie strutture turistiche in grado di accogliere parecchie persone. In alta quota non arrivano unicamente escursionisti, ma anche semplici turisti della domenica, scolaresche e famiglie. Attratti dalla natura e dai prodotti genuini.
22.12.2019


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