Opinioni a confronto sui limiti alla "pausa sigaretta"
Tra eccessi e ragione
stop al vizio del fumo
CLEMENTE MAZZETTA


Potrebbe funzionare come un incentivo a smettere per sempre
Alberto Polli
Presidente Associazione svizzera non fumatori

Anche se non penso che le limitazioni delle pause sigaretta per i dipendenti del Cantone siano state pensate come lotta al fumo, indirettamente possono contribuisce a ridurre il numero dei fumatori attivi. Un funzionario pubblico, di fronte a queste limitazioni può cominciare a rendersi conto del suo stato di tabagista e cambiare stile di vita, ridurre le sigarette, e perché no, smettere di fumare.  
Aver imposto queste limiti risponde ovviamente ad un criterio di equità fra i lavoratori stessi: non si vede per quale motivo i fumatori possano fruire di più pause rispetto agli altri. Stessi diritti stessi doveri. Ma è anche un passo avanti nella lotta contro il fumo. I provvedimenti legislativi che si sono presi in Ticino, a partire dal divieto di fumare negli spazi pubblici del 2006, hanno inciso in modo significativo sulla salute della nostra popolazione. Il personale della ristorazione è decisamente soddisfatto per le migliorate condizioni: finalmente può lavorare senza essere vittima del fumo passivo. Ma anche gli avventori possono recarsi al ristorante senza restare affumicati come era in passato. La qualità di vita è migliorata per tutti.
Peccato che le proposte volte a limitare il fumo negli spazi pubblici nei parchi, nelle fermate del bus non siano state accettate dal nostro legislativo. Lo ritengo un atteggiamento immaturo da parte dei nostri politici. In altri Paesi queste limitazioni sono state introdotte con soddisfazione di tutti, come è stato il caso della Colombia, dove, ad esempio, non è consentito fumare negli spazi pubblici aperti dei ristoranti. Se è stato possibile imporre questo divieto in Colombia penso che potrebbe essere fatto anche da noi. Oggi in Svizzera fuma ancora circa il 23% della popolazione. È un valore leggermente in diminuzione rispetto al passato. Occorre fare di più, anche se sotto una certa soglia difficilmente si potrà andare. Un obiettivo realistico è scendere fra il 15% è il 20%, come avviene in Canada e in Australia. Ma siamo in un’altra situazione rispetto a 40 anni fa, quando si fumava ovunque: negli uffici, al cinema, nei ristoranti. Oggi si sta meglio. Ma si può fare i più.


Non c’è nulla da eccepire a questa normativa, basta che sia equilibrata
Raoul Ghisletta
Segretario cantonale sindacato Vpod Ticino

Come Sindacato del personale dei servizi pubblici e sociosanitari Vpod non abbiamo niente da eccepire in linea di principio sulla regolamentazione delle pause per il fumo disposte per i dipendenti del Cantone. Ovviamente ci riserviamo il controllo sull’applicazione della norma, che deve essere sensata. Importante è poi che il datore di lavoro metta a disposizione dei fumatori un locale per fumatori durante la pausa caffé del mattino e del pomeriggio, cosa non sempre facile in certi stabili: fumare troppo fa male, ovviamente, ma il locale fumatori permette di evitare il fumo passivo e permette di evitare che si vada a fumare in luoghi e in condizioni che sono inadatti o precari. Per la pausa pranzo di mezzogiorno, che deve essere almeno di 40 minuti, non vi è alcun problema perché il dipendente deve già timbrare all’uscita e all’entrata.
Si poteva evitare di arrivare alla timbratura per il fumo durante la mattina e il pomeriggio? Se è emersa la necessità di una normativa è perché, da un lato in ufficio non si può più fumare per legge (ci sono ancora dei funzionari che lo fanno, trasgredendo la norma, ma sono quelli della vecchia guardia e mano a mano le cose cambieranno) e dall’altro lato evidentemente c’è qualcuno che ha esagerato con le uscite per la sigaretta. Certamente la presenza di funzionari che fumano all’entrata o sul retro di stabili cantonali è un danno all’immagine del funzionario pubblico. In tal senso ho ricevuto alcuni commenti di funzionari sostanzialmente d’accordo con il provvedimento.
Che dire d’altro? Le preoccupazioni sindacali sono ovviamente altre rispetto al problema della timbratura per la sigaretta. In particolare se non si risanerà la cassa pensioni del canton Ticino, le rendite della grande maggioranza degli impiegati cantonali e docenti saranno tagliate del 15-20%: uno scenario gravissimo, perché già c’è stato un peggioramento del 20% delle rendite nel 2013 per chi aveva meno di 50 anni. Preoccupano molto il sindacato anche le disparità salariali nella scuola e il clima di lavoro pesante che esiste in certi uffici, dovuto a una conduzione verticistica e non... al fumo!
26.01.2020


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