Il drammatico racconto dalla periferia di Tripoli devastata
"Noi, chiusi nei ghetti
per sfuggire alle torture"
FILIPPO ROSSI DA TRIPOLI


Leo mostra la realtà della migrazione in Libia. Qualcosa che il Governo di accordo nazionale non vuole mostrare. C’è un circuito ben definito al quale partecipano spezzoni della società civile, milizie e autorità. Chi vuole, sa bene che rapendo o derubando un migrante, non sarà toccato dalla legge. È una caccia all’uomo e il profugo ha sempre torto. "Stai attento a quella macchina non sai mai chi c’è dentro le auto con i vetri oscurati", dice Leo al suo autista alla guida di una Fiat punto scassata diretta dal centro di Tripoli al quartiere di Asham, in periferia. Qui c’è chi è stato liberato dai centri di detenzione o dalle bande criminali e cerca di guadagnare qualche soldo lavorando per i libici, per provare poi ad attraversare il Mediterraneo (un viaggio costa più o meno mille franchi). Intanto vive in case abbandonate, seminterrati, baracche che i libici affittano a prezzi altissimi senza servizi. "Se un giorno vogliono fare soldi - continua Leo - chiamano la polizia e li vendono".
È venerdì mattina, giorno di preghiera. Dietro una porta nera si apre un mondo parallelo. "Cerchiamo di lavorare e pagare l’affitto e il cibo che ci serve. È difficile vivere in queste condizioni", dicono alcuni giovani. I materassi adagiati per terra. "C’è di peggio - ride Leo - questo è già un hotel a una stella". I ragazzi vogliono parlare, raccontare degli abusi subiti: "Preferiamo morire piuttosto che stare in Libia". Alcuni di loro hanno già tentato la traversata per l’Europa. Chi viene catturato, è rinchiuso in uno dei centri di detenzione. Per uscire, l’unica chance è pagare. Ecco che Leo entra in gioco. Dopo la liberazione, molti si nascondono in questi ghetti. "Andiamo al Chad, una piazza dove arrivano i libici per farci fare alcuni lavori manuali. Cerchiamo di guadagnare qualcosa". Appena escono dai ghetti, rischiano di essere catturati. Al rientro, nella Fiat punto di Leo, passa l’ultima canzone francese alla moda che dice "la libertà è nei nostri cuori". "È solamente così - dice Leo - che sopravviviamo alla Libia".
09.02.2020


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