Perché i mercati non possono chiudere durante la crisi
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L'altalena delle borse
che non si ferma mai
GIORGIO CARRION


Dal terrore puro alla speranza di sopravvivere allo tsunami epidemia. La svolta sulle borse europee è arrivata venerdì da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: "Congeliamo il patto di stabilità al 3%", cioè il rapporto deficit-Pil. Ogni stato europeo potrà spendere ciò che ritiene necessario per fronteggiare la spesa sanitarie e adottare misure per le imprese e l’occupazione. Nel giro di poche ore la tendenza dei listini si è invertita: il 16 marzo lo Smi di Zurigo è crollato a 7.700 punti (quattro mesi fa era a 10.500); venerdì ha chiuso le contrattazioni a 8.623, segno che la massiccia iniezione di capitali pubblici nell’economia e le misure europee qualche effetto riflesso l’hanno ottenuto.
Hanno ragione, dunque, gli analisti finanziari: sarebbe stato folle chiudere le borse come anche famosi imprenditori chiedevano. Per esempio, il signor Tod’s, Diego Della Valle, intervistato alla tv italiana: "In questi giorni le aziende hanno perso in borsa delle fortune. In un momento come questo perché non si è pensato di chiuderle?". Il coronavirus infetta i mercati finanziari come le persone, ma il sintomo, la febbre, si chiama sfiducia verso i "fondamentali" dell’economia: la recessione mondiale è già in atto, si tratta solo di capire quanto durerà. Non è escluso che le borse subiranno nei prossimi giorni altri crolli e qualcuno tornerà a parlare di chiusura temporanea.
Tecnicamente è possibile. L’11 settembre 2001, attentato alle Torri Gemelle di New York, Wall Street si fermò per una settimana: ma il motivo fu logistico. C’erano migliaia di morti, vite da salvare e macerie. E non fu la prima volta. Il Nyse ha chiuso molte volte nel corso degli anni, in particolare per quattro mesi allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, per la morte di John F. Kennedy nel novembre 1963, per quattro giorni, appunto, dopo l’attacco dell’11 settembre e per due giorni dopo il ciclone Sandy il 29-30 ottobre 2012. Le Borse cinesi di Shanghai e Shenzhen, con l’annuncio al mondo del nuovo virus da parte della Cina, a inizio di quest’anno hanno allungato il periodo di chiusura previsto per le festività del nuovo anno lunare, senza conseguenze rilevanti. In generale, le contrattazioni non si fermano mai: hanno meccanismi di "blocco" legati ai singoli titoli, ma non agli indici. Le autorità che vigilano sul corretto andamento dei mercati ritengono di non fermarsi per due motivi: il calo dei mercati è generalizzato e giustificato dal timore per una recessione globale e lasciare aperti i mercati è un segnale di sicurezza agli investitori; non ci sono, apparentemente, segnali di speculazioni, sebbene nelle turbolenze c’è sempre chi sa approfittarne proprio a mercati aperti. In un comunicato la Consob, l’autorità di controllo della Borsa italiana, ha scritto che la chiusura delle piazze finanziarie "…spegnerebbe l’indicatore di prezzo senza rimuovere le cause, generando problemi di mercato di non facile soluzione nell’immediato futuro." C’è anche chi ha scritto otto giorni fa "…l’economia è su basi più solide e, soprattutto, il sistema finanziario è molto più robusto di quello che stava per entrare nella crisi del 2008…". Chi scrive è Black-Rock, la più grande società di investimento nel mondo, in una nota ai clienti. Come dire: è il momento di comprare e fare buoni affari.
22.03.2020


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