Il primo nato nel "Ticino zona rossa"
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"Vittorio vi promette
che andrà tutto bene"
PATRIZIA GUENZI


Colui che ha la meglio sul male, destinato a vincere, a primeggiare. Un nome che racchiude una promessa, un augurio in questi giorni drammatici in cui il coronavirus ci ha costretti a cambiare le nostre abitudini, a vivere nella paura di essere contagiati o di essere un pericolo per gli altri. Sì, sembra essere arrivato nel momento giusto il piccolo Vittorio Vincenzo, nato domenica 15 marzo alle 9 e 29 di mattina alla clinica Sant’Anna di Sorengo. "È un segnale positivo, significa che il bene avrà la meglio - commentano mamma Cecilia, 36 anni, e papà Javier, 35, di Lugano -. Soprattutto in questi momenti è più che necessario dare un cenno di speranza".
Speranza, positività. L’amore ai tempi del coronavirus, insomma, parafrasando il famoso romanzo di Gabriel García Márquez L’amore ai tempi del colera. Un pericolo, il Covid-19, altrettanto maledetto, che ha mandato in ospedale molte persone, alcune in cure intensive, con un tubo in gola per respirare. Altre purtroppo non ce l’hanno fatta.
Vittorio Vincenzo, una forte carica augurale racchiusa in questo fagottino nato soltanto 7 giorni fa alla Sant’Anna di Sorengo, clinica che continua la sua attività, occupandosi delle future mamme e dei neonati. Un parto naturale per Cecilia, che un anno e otto mesi fa aveva messo al mondo la primogenita, Emma Sophie. "Anche lei nata di domenica e in un giorno storico - racconta il papà -: il 15 luglio del 2018, quando si giocava la finale della Coppa del mondo di calcio". Una di quelle date che rimangono impresse nella mente. Come sarà il 15 marzo 2020, quando è nato il piccolo Vittorio Vincenzo, il giorno dopo l’introduzione delle nuove misure restrittive imposte dal Cantone, quando l’intero Ticino s’è fermato. "Tra qualche anno potremo raccontare a Vittorio di questi giorni, in cui per certi versi sembrava dover arrivare la fine del mondo. Gli racconteremo di quanta forza e coraggio ci ha dato. Di come guardandolo dormire sereno con le braccia alzate, da vero vincitore, mentre Emma lo baciava sulla testa, sembrava ci dicesse ‘andrà tutto bene’".
Intanto mamma Cecilia allatta Vittorio che si è svegliato affamato. Il papà Javier, a casa come tutti, si gode il neonato. "Con Emma non è stato così - spiega -. Faccio un lavoro per cui sono spesso in giro per il mondo e non potevo essere sempre presente. Questo è un momento magico per me, anche se mi rendo conto che stiamo vivendo giorni drammatici. Ma voglio, anzi vogliamo, io e mia moglie, restare positivi. Guardare nostro figlio e dire ‘ce la faremo’. E il suo sguardo ci rassicura. Parrà strano, ma… come dire… ha proprio la faccia da Vittorio. E questo ci rassicura". Insomma, si va avanti, anche in queste ore complicate, difficili, in cui in casa non può entrare nessuno e Cecilia e Javier non hanno ancora fatto conoscere il piccolo a parenti e amici. "Per fortuna c’è la tecnologia - dice Cecilia -. Le video-telefonate ci permettono di ‘incontrare’ gli altri a distanza, di presentare Vittorio, anche se siamo tutti chiusi nelle nostre case".
Arriva Emma, gattona verso il fratellino in braccio alla mamma che commenta: "Quando guardiamo i nostri figli i pensieri brutti se ne vanno, in un attimo la testa si svuota e riusciamo a pensare al domani con speranza. La speranza che presto tutti i bambini potranno tornare a giocare assieme". La speranza che questo maledetto virus se ne vada in fretta.

pguenzi@caffe.ch
22.03.2020


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