Non è vero che... il medico risponde ai lettori
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Ecco sette bugie
a cui non credere
ROBERTA VILLA, MEDICO E GIORNALISTA


A provocare la peggiore pandemia da molti decenni è un virus nuovo, di cui non sappiamo molte cose. Ci sono tante incertezze, anche tra gli scienziati, ed è naturale che in questo clima, col pubblico preoccupato e in cerca di notizie sulla minaccia che sta sconvolgendo la vita di tutti, proliferino bufale e mezze verità.  Proviamo a fare chiarezza, partendo dall’inizio.

Non è vero che…
il virus è stato prodotto in un laboratorio
Quando è scoppiata l’epidemia, molti si sono insospettiti della presenza di un laboratorio di massima biosicurezza proprio a Wuhan, città epicentro del focolaio. Si è parlato di esperimenti per la creazione di nuovi virus, forse a scopo di guerra biologica, che sarebbero sfuggiti al controllo degli scienziati. L’ipotesi sembrava fin dall’inizio poco probabile rispetto a quella che si trattasse di un fenomeno naturale, molto comune. Lo spillover, cioè il passaggio di virus che infettano gli animali all’uomo, capita regolarmente. Nella famiglia dei coronavirus, in particolare, è stato registrato ben due volte negli ultimi decenni, prima con quello della Sars e poi con quello della Mers.
Gli agenti candidati alla guerra biologica, inoltre, devono avere una serie di altre caratteristiche: la più importante è che devono essere più maneggevoli di questo, colpendo i nemici ma risparmiando i propri cittadini e i propri eserciti. Il nuovo coronavirus Sars-Cov-2, invece, sembra non guardare in faccia nessuno.
Col passare delle settimane e la pubblicazione online della sequenza genetica del virus, al 90 per cento affine a quella di un virus che infetta i pipistrelli, la sua origine naturale è stata definitivamente confermata e la teoria complottista accantonata.

Non è vero che…
si previene con bevande calde ed evitando i gelati
Nelle scorse settimane è circolato sulle chat di Whatsapp un messaggio attribuito in diverse versioni a medici cinesi o specialisti di altri Paesi che, in mezzo a notizie reali e mezze verità, sosteneva che il virus "sopravvive solo fino a 26°C e quindi è distrutto da bevande calde, mentre è pericoloso mangiare cibi freddi".
In queste affermazioni ci sono parecchie cose che non tornano. Prima di tutto, il nostro organismo ha fisiologicamente una temperatura di 36°-37°C: se il virus non la sopportasse, non avremmo l’infezione. In secondo luogo, le bevande calde hanno temperature ben superiori, ma entrando nello stomaco non hanno la capacità di modificare quella di tutto l’organismo, e in particolare i polmoni, dove si localizza l’infezione più grave.
Infine, è facile capire anche con un semplice dato empirico, quanto assurda sia questa bufala. I cinesi bevono tutto il giorno moltissimo tè caldo. Se bastasse questo a evitare l’infezione, non avremmo la pandemia.

Non è vero che…
si previene con prodotti omeopatici
Qualcuno spera di evitare o curare Covid-19 con preparati omeopatici. Una dottoressa italiana, qualche settimana fa, aveva diffuso l’idea che un prodotto, in particolare, chiamato anti Cd13, potesse impedire l’attacco del nuovo coronavirus alle cellule. La sua teoria partiva dal fatto che un altro coronavirus, responsabile del raffreddore, si lega a un recettore chiamato appunto Cd13. Nell’elaborarla, tuttavia, l’omeopata non aveva considerato che il nuovo virus ha un meccanismo diverso, ed entra nelle cellule dei polmoni attraverso altre porte, chiamate Ace2.
Anche chi crede che i prodotti omeopatici, pur privi di qualsiasi efficacia dimostrata, possano servire a qualcosa, in questo caso è bene che ci ripensi: perfino una delle più grandi aziende che li producono, la Boiron, ha pubblicato una dichiarazione ufficiale riconoscendo che in questi casi non possono essere utili.

Non è vero che…
alcune vaccinazioni ci proteggono
Il coronavirus responsabile di Covid-19 è un virus nuovo, contro cui non disponiamo né di vaccini né di terapie specifiche di sicura efficacia.
Le vaccinazioni eseguite in precedenza non possono in alcun modo proteggere dall’infezione: al più possono ridurre il rischio di dover ricorrere ai servizi sanitari per sintomi simili a quelli della pandemia senza aver mai contratto Sars-Cov-2.
Ora che la stagione influenzale sta per finire, quindi, è inutile darsi da fare per cercare qualche dose residua di vaccino.
Le persone anziane a cui invece è raccomandato il vaccino contro la polmonite da pneumococco fanno comunque bene a sottoporvisi regolarmente: sebbene non possa proteggere dalla polmonite da Covid-19, causata dal virus, il vaccino riduce comunque il rischio di altre infezioni, che non spariscono con la pandemia.
Infine, non si può escludere che in qualche caso la condizione dei malati più gravi possa essere peggiorata da sovrapposizioni batteriche, contro alcune delle quali la vaccinazione antipneumococcica potrebbe essere efficace.
Non è vero che…
si previene con la vitamina C, l’aglio e altri integratori
Davanti ad un pericolo, il desiderio di alzare le proprie difese è del tutto naturale. Purtroppo però né la vitamina C, né altri integratori farmacologici o naturali hanno alcuna efficacia in questo senso. Nessuna di queste sostanze ha infatti mai dimostrato di poter ridurre il rischio di contrarre altre malattie respiratorie, dal raffreddore all’influenza. Tanto meno quindi possiamo sperare che siano utili verso un virus diverso e molto più aggressivo.
La falsa notizia si è diffusa per il fatto che in Cina, in alcuni pazienti molto gravi, si è provato a somministrare in vena un’infusione ad alte dosi di acido ascorbico, la vitamina C, appunto. Ai medici cinesi l’idea è venuta perché lo stesso si fa talvolta in caso di gravi sepsi, con infezioni batteriche diffuse a tutto l’organismo.
Il trattamento, in questi casi, è ancora controverso, ma il tentativo sperimentale di trattare con ogni mezzo pazienti su cui si tenta il tutto per tutto non comporta che la stessa sostanza possa essere utile su soggetti sani a scopo preventivo.
C’è anzi il pericolo che, presa alle alte dosi consigliate, perfino l’innocua vitamina C possa essere dannosa, scatenando dolorose coliche renali.

Non è vero che…
si trasmette con gli oggetti
Finché Covid-19 era confinata in Cina, la paura riguardava i pacchi e i materiali provenienti da quel Paese, come tanti degli acquisti che effettuiamo dalle piattaforme di vendita online. Poi il timore si è esteso ai ristoranti asiatici, sebbene la maggior parte delle materie prime utilizzate anche in questi locali sia di origine autoctona.
Ora che il virus è tra noi, la paura della sua persistenza sugli oggetti si è estesa a tutto ciò che ci circonda e che proviene da fuori casa. Qualcuno suggerisce di disinfettare tutta la spesa che ci viene portata a domicilio, qualcuno raccomanda di togliersi i vestiti prima di entrare.
In realtà, la trasmissione del virus avviene principalmente attraverso goccioline di saliva, per cui, a meno che qualcuno ci abbia sputato, tossito o starnutito addosso, gli indumenti non possono essere infetti.
Non sappiamo con precisione quanto il nuovo virus possa sopravvivere sulle diverse superfici, ma questo dato, che per altri coronavirus sembra arrivare fino a 9 giorni, da solo non basta a definire il rischio. Anche se qualcuno avesse inavvertitamente contaminato prodotti che portiamo a casa, infatti, è difficile che sui materiali vi sia una carica virale sufficiente a infettarci portando alla bocca le mani con cui l’abbiamo toccata. Soprattutto se ce le laviamo spesso.

Non è vero che…
fare di più è sempre meglio
Anche se qualcuno ancora sta sottovalutando il pericolo, molti sono così spaventati da aggiungere alle raccomandazioni delle autorità altre precauzioni: mascherine quando non sono raccomandate, guanti, disinfezione delle scarpe appena rientrati a casa e così via.
Tutte queste misure, quando non sono utili, non sono solo neutre. Possono addirittura essere pericolose perché possono favorire l’infezione. Insieme all’assunzione di prodotti di vario tipo "a scopo preventivo" possono inoltre fornire una falsa rassicurazione, dando la sensazione di essere in qualche modo protetti. Il rischio è quello di prendere integratori per aumentare le difese immunitarie, indossare mascherine e guanti, e poi avvicinarsi troppo alle persone, abbassare la mascherina perché ci dà fastidio, toccarci la bocca, il naso o gli occhi con i guanti contaminati da qualche superficie, lavarci meno le mani. E trascurare i primi sintomi, pensando che in fondo, con tutte quelle precauzioni, è impossibile che ci siamo presi proprio Covid-19.
22.03.2020


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