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Rimasti inascoltati i consigli dell'Ufficio della sanità
Berna raccomandava
50 maschere a testa
ANDREA STERN


Non una ma cinquanta mascherine per ogni normale cittadino, 125 mascherine per chi si occupa di assistenza e cura a domicilio e addirittura 336 mascherine per ogni medico o farmacista. Il Piano svizzero per pandemia influenzale, la cui quinta e per ora ultima edizione è stata pubblicata dall’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) nel 2018, conteneva della chiare raccomandazioni in merito allo stoccaggio di mascherine di protezione in vista di una possibile epidemia.
Mascherine la cui utilità era data per assodata. "L’effetto protettivo collettivo è duplice - scriveva l’Ufsp -. Le mascherine possono da un lato ridurre la diffusione dei germi presenti nelle goccioline prodotte da persone infette, dall’altro offrire ai soggetti sani una certa protezione dal contagio. In tal modo si riduce il rischio generale d’infezione".
Si trattava tuttavia di raccomandazioni e non di obblighi. L’unico obbligo deciso dalla Confederazione riguardava una scorta minima nazionale di 190mila mascherine FFP2/3, quelle di protezione respiratoria destinate prevalentemente al personale sanitario. Le scorte di mascherine igieniche, invece, venivano lasciate a discrezione dei singoli enti e delle singole persone.
Col senno di poi è facile chiedersi se non fosse stato meglio trasformare quelle raccomandazioni in obblighi. Poiché è chiaro che i consigli dell’Ufsp non sono stati nemmeno lontanamente rispettati. Tanto che dalle parole dello stesso Ufsp si è capito che forse è proprio la scarsità di mascherine ad aver indotto la Confederazione a non introdurne l’obbligo. "Né all’arrivo dei primi casi, né adesso - aveva ammesso l’Ufsp a fine marzo - ci sarebbero abbastanza maschere per l’intera popolazione". In seguito però si è corso ai ripari e ora il Consiglio federale assicura che per il 27 aprile, giorno dell’inizio della graduale riapertura, ce ne saranno a sufficienza per tutti.
19.04.2020


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