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Nell'associazione "Choosing Wisely" anche la Moncucco
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Il concetto "meno è meglio"
conquista la sanità privata
PATRIZIA GUENZI


Anche la sanità privata si sta lasciando conquistare dalla filosofia del "meno è meglio". "Meno medicina", appunto. L’ospedale de La Tour di Ginevra è la prima struttura privata in Svizzera ad aver aderito ufficialmente all’Associazione Smarter Medicine-Choosing Wisely Switzerland. Farà altrettanto la Clinica Luganese Moncucco. "Abbiamo richiesto la documentazione e prevediamo di aderire il prossimo autunno - conferma il direttore, Christian Camponovo -. Il concetto di smarter medicine lo applichiamo già in geriatria e cure intensive".
Il Ticino è il cantone che ha promosso, con l’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) in prima linea, una medicina più performante per evitare quegli "atti" medici inappropriati. "Eoc, gli ospedali Hug e il Triemli di Zurigo sono stati i primi tre ospedali della rete", spiega il professor Luca Gabutti, primario e capo dipartimento Medicina interna e Rami all’ospedale di Bellinzona, che con due colleghi ha avuto l’idea di costituire un network di ospedali che "sposano" la filosofia smarter medicine.
Uno dei principali mali del sistema sanitario svizzero è un’eccessiva medicalizzazione. Si stima che circa il venti per cento degli interventi e dei trattamenti rimborsati dalle casse malati siano superflui. Evitarli, porterebbe a un risparmio di sei miliardi di franchi l’anno. Il concetto del meno è meglio, come detto, piace anche i privati. "La convinzione che le cliniche favoriscano il consumo di sanità è errata - dice Fabio Rezzonico, direttore generale di Swiss Medical Network Ticino (clinica Ars Medica di Gravesano e Sant’Anna di Sorengo) -. Agiamo con una coscienza medica, valutiamo caso per caso e abusi non ne facciamo".
L’Associazione Smarter Medicine-Choosing Wisely Switzerland è stata creata tre anni fa sull’onda di un movimento nato negli Stati Uniti, grazie anche all’impulso dell’Accademia svizzera delle Scienze mediche. Lo scopo non è ridurre i costi ma migliorare la qualità delle cure. Promuovere progetti concreti mettendo a disposizione le risorse finanziarie e di personale necessarie; implementare le liste top-5, test o trattamenti sanitari "evitabili"; sviluppare la filosofia choosing wisely nell’attività quotidiana; coinvolgere e responsabilizzare i pazienti sulle cure realmente necessarie.   
Cure appropriate, dunque. "Durante la fase acuta della pandemia - riprende il dottor Gabutti - il consumo di sanità è crollato riducendo probabilmente al minimo la sovramedicalizzazione ma aprendo nel contempo il baratro della sottomedicalizzazione. Bello sarebbe trarne un insegnamento chiedendosi, di tutto quello che non abbiamo fatto negli scorsi mesi, che cosa sarebbe stato invece utile fare e che cosa è stato bene non fare. Questa domanda può farsela il cittadino, che ha scoperto che anche senza controlli e esami è stato bene, e il medico, che si è confrontato con una maggioranza di esami e interventi rimandabili".
Sì, ma... C’è chi prende con le pinze le indicazioni del choosing wisely. "Tutti i medici vogliono limitare gli esami inutili, ci mancherebbe! - dice la dottoressa Daniela Soldati della clinica S.Chiara di Locarno -. Ma se proprio quell’esame avrebbe permesso di evidenziare un problema? In quattro e quattr’otto finiamo davanti a un giudice".
Certo, fare meno non è "la" ricetta. "In alcuni casi fare è necessario e in altri è nocivo - conclude Gabutti -. Medico e paziente decidono la strategia che garantisce il valore più grande in termini di salute".
p.g.
27.06.2020


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