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Le previsioni per il futuro della Confederazione
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Una Svizzera più solidale
che smetterà di isolarsi
CHANTAL TAUXE


Georges-André Chevallaz prima di diventare consigliere federale aveva scritto un manuale di storia in cui sviluppava l’idea di una nazione controcorrente rispetto alle altre, che sfuggiva al frastuono del mondo. La Svizzera che arriverà farà scoppiare questa bolla ideologica e le illusioni di uno splendido isolamento che ha sino ad ora alimentato.
Il nostro Paese sarà sempre più consapevole di partecipare alla stessa storia dei suoi vicini. Niente più politiche di nicchia, legate allo sfruttamento delle frontiere e alle differenze esacerbate dai cavilli dei giuristi. L’eccezionalità del destino svizzero sarà stata una parentesi, aperta dalla prima guerra mondiale e chiusa, un intero secolo dopo, dai problemi causati dal riscaldamento climatico.
La Confederazione, risparmiata dai conflitti, è diventata allergica ai rischi e all’incertezza. Ha sviluppato un sistema di assicurazioni e riassicurazioni unico al mondo. Ora, il riscaldamento globale che sta sciogliendo il permafrost genererà sempre di più delle catastrofi sul territorio nazionale: smottamenti, alluvioni, valanghe, incendi... Contro questi rischi naturali, la Svizzera misurerà la propria impotenza. La conquista di vette e vallate che ha spostato i confini delle zone abitate e sfruttate dall’uomo sarà duramente messa in discussione. Le nostre montagne erano il nostro rifugio, un luogo tanto mitico quanto protettivo. Dovremo cercare di tutelare meglio coloro che vorranno continuare a viverci.
Il nostro Stato liberale dovrà quindi rafforzarsi anche fiscalmente. Per affrontare le sfide della transizione energetica, per colmare le disuguaglianze create dalla crisi, per riparare una società scossa nelle sue certezze dalla durezza della pandemia, lo Stato avrà bisogno di maggiori risorse finanziarie. Si tratterà di inventare una nuova fiscalità degna dell’era digitale che ha rivoluzionato i modi di produzione, distribuzione e arricchimento.
In questo esercizio di adattamento ai vincoli del tempo, la Svizzera dovrà trovare soluzioni con gli altri Paesi. Dovrà capire che la vera sovranità consiste nel saper bene gestire l’interdipendenza, piuttosto che continuare a credere di poter avere ragione restando da sola.
Alla Svizzera che verrà tra qualche anno, più vecchia ma anche più consapevole della sua demografia cosmopolita, saranno necessari uomini e donne, una classe dirigente animata dal bene comune, guidata dalla razionalità scientifica. Le avversità riuniscono le squadre. Coloro che hanno gestito la crisi Covid e le sue conseguenze saranno motivati &zeroWidthSpace;&zeroWidthSpace;dalla volontà di andare avanti, di non ripetere gli errori del passato. Saranno più umili e più determinati. In questa Confederazione futura il denaro non sarà più il simbolo del successo individuale, ma un modo per servire una comunità animata da uno spirito più solidale.
19.12.2020


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