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Dal 2014 in crescita il numero delle persone in difficoltà
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La povertà nascosta
dal benessere dello Stato
GIORGIO CARRION


È un fenomeno rimasto nascosto sotto il tappetto di uno Stato ricco. Eppure la povertà è in progressivo aumento dal 2014, quando il tasso era del 6,7 per cento. Oggi siamo attorno all’8.7 (735mila persone) per cento.  In Ticino, secondo i dati dell’Ufficio di statistica, siamo poco oltre il 10 per cento.
Sarebbero circa 36mila le persone sotto la soglia di povertà a livello cantonale. Il 20 per cento della popolazione non è in grado di far fronte a una spesa imprevista di 2’500 franchi. Oltre i numeri ci sono situazioni di sofferenza. Padri divorziati, precari, senza lavoro, donne sole. Una situazione drammatica.


L’economista Christian Marazzi spiega perché tante famiglie sono in difficoltà
Redditi bassi, lavori sommersi... fanno emergere i nuovi precari

È stato come sollevare un velo da un quadro polveroso. La povertà potenziale era nascosta, ben occultata dal benessere di economie domestiche che, pur tra alti e bassi, riuscivano a cavarsela faticosamente. Disoccupazione bassa, Pil sostenuto, risparmi in crescita, tutto bene. All’apparenza. "Perché poi la pandemia ha portato in emersione redditi bassi e lavori sommersi o mal pagati, figure professionali soprattutto indipendenti la cui condizione socioeconomica non era chiara alla politica", nota Christian Marazzi, economista e docente presso la Scuola Universitaria della Svizzera italiana, che sul tema della povertà in Ticino nel 1986 dedicò uno studio. Qualcuno non voleva credere che in uno dei Paesi più ricchi del mondo ci fossero i poveri. Ben occultati, però, da uno stato sociale tutto sommato efficiente - sebbene vittima di progressivi tagli di spesa - che ne compensava le difficoltà di vita.
"La contabilità dei poveri è molto complessa. La pandemia, imponendo il blocco di produzioni e lavoro, salari ridotti, licenziamenti, chiusure di attività commerciali, riduzione dei servizi nel terziario, ha innescato un processo d’impoverimento di cui non abbiamo ancora una fotografia precisa, né l’evoluzione futura. Certamente è tutta la società che s’impoverisce", sottolinea il docente.
Il cambio di passo è arrivato dalle statistiche ufficiali; sul campo dell’assistenza concreta, Caritas, Sos, Soccorso d’inverno, Tavolino magico, Fondazione Francesco lanciano quasi tutte le settimane messaggi inquietanti: solo Soccorso d’inverno ha erogato dall’inizio della pandemia 860mila franchi di aiuti, mai così tanto. Tavolino magico, che aiuta 1800 famiglie a fare la spesa, ha riscontrato un aumento delle persone bisognose del 10-15%. "Il reddito delle economie domestiche, anche laddove si fosse verificato che il principale percettore di reddito restava senza lavoro, veniva compensato dalle donne, spesso attive in lavori precari o parziali. Con la pandemia - precisa Marazzi - sono venute meno migliaia di queste occupazioni femminili. Aggiungi la riduzione del salario all’80% e si capisce dove nascano le difficoltà".
Il virus ha acuito le fragilità sociali, colpendo forte i lavoratori indipendenti, che sono anche una miriade di operatori invisibili ai grandi numeri: colf,  dog e baby sitter, manutentori saltuari, lavoratori digitali, consulenti del personale e del lavoro, personale di sostegno sanitario a domicilio, e si potrebbe andare avanti a lungo.
"Lo stato sociale ha ripreso necessariamente vigore, ma perché si consolidi occorre una visione dove lo Stato si faccia promotore d’investimenti in sanità, formazione, ricerca, innovazione e cultura. Le misure di sostegno in atto, per parziali che siano, dimostrano quanto sia miope una strategia di riduzione del welfare"; riprende l’economista: "Ora occorre pensare a rilanciarlo, sapendo che il ritorno alla disciplina del debito pubblico sarà ben presto oggetto di battaglia politica".
Entriamo in un’epoca di "economia aritmica", dove la crescita economica sarà "intermittente", così come discontinuo è già il lavoro. "Il reddito di cittadinanza è inaggirabile. Sarebbe auspicabile anche la creazione di un Ente cantonale dell’Ambiente finalizzato alla creazione di buona occupazione per un’economia sostenibile".
Una certezza, almeno, resta: la Svizzera è ricca. Eppure sui guadagni di borsa ("capital gain") non si pagano tasse: "Questo tabù - dice Marazzi - va affrontato, almeno una quota della ricchezza prodotta da altra ricchezza venga tassata. Come sarebbe corretto affrontare il problema dei "globalisti" che in questa fase godono di immensi benefici dall’andamento dei mercati e dall’imposizione fiscale concordata". Una mano alla povertà che cresce, par di capire, potrebbe cominciare proprio da provvedimenti coraggiosi sulla ricchezza finanziaria: "L’interesse finanziario va piegato alla logica del bene comune, perché la pandemia è un male comune".
20.02.2021


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