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Contrasti per il mosaico di un espressionista svizzero
Immagini articolo
Una svastica sotto i piedi
ed è polemica sull'arte
NATASCHA FIORETTI


Qualche tempo fa il New York Times in un ampio articolo dal titolo Museum’s Future Clouded by Chance Discovery: Swastika Hiding in Plain Sight si è occupato del caso Johann Michael Bossard. L’artista svizzero (1874-1950) e la sua arte sono infatti al centro di un intenso e controverso dibattito sull’arte nazista e sulla scelta dei musei di esporla. Tutto ha avuto inizio nel 2017 quando, a Jesteburg vicino Amburgo, nel mosaico a pavimento situato nel tempio dell’arte dell’espressionista svizzero una guida ha riconosciuto il disegno di una svastica. Da allora nel paesino di Jesteburg nulla è più come prima.
Non torna infatti la tesi sempre sostenuta dal museo secondo cui le simpatie di Michael Bossard fossero limitate soltanto al periodo degli esordi del movimento nazionalsocialista. E mentre la direttrice annuncia le sue dimissioni per fine anno, comune e regione discutono sul finanziamento originariamente promesso per ampliare questo tempio dell’arte a cui Bossard si dedicò dal 1912 al 1935. Il progetto per ora è sospeso. Verdi e partito socialdemocratico chiedono di distribuire la somma (due milioni di euro) agli artisti e agli operatori culturali che quest’anno hanno subito gravi perdite a causa della crisi pandemica. La loro idea è sostenuta dal governo e dai contribuenti. Per l’avvocato Jörn Lütjohann dell’Unione democratica cristiana "il mosaico per molti anni è stato esposto al pubblico senza una spiegazione. Una svastica è il simbolo di un’organizzazione incostituzionale e non può per legge essere mostrata pubblicamente".
La fondazione Bossard che si occupa del memoriale si dice contraria alla rimozione per una questione di salvaguardia e autenticità dell’opera d’arte e per ora la nasconde sotto uno zerbino. Diversi esponenti della società civile come Ivar Buterfas-Frankenthal, 87 anni, ne chiedono la rimozione. Sopravvissuto all’Olocausto racconta di aver perso quasi venti familiari per mano del regime che quel simbolo rappresenta: "Non mi interessa se ci dipingono sopra dei fiori o delle aragoste, quel simbolo è incostituzionale e dev’essere tolto". Il museo ha avviato delle ricerche per indagare più a fondo le simpatie naziste di Bossard e sta valutando nuove modalità per contestualizzare e spiegare meglio la sua opera.
In generale sull’esporre o meno e in quali termini l’arte nazista e i suoi simboli ci sono importanti dibattiti in corso sui quali anche esponenti della scena museale svizzera si sono espressi. Secondo Markus Landert, direttore del Kunstmuseum turgoviese "i musei devono assolutamente esporre questo tipo di arte perché censurarla significa rinunciare ad una parte della competenza museale e al confronto con importanti questioni politiche". Tutto sta nel contestualizzare e comunicare con chiarezza e completezza d’informazioni. "Si potrebbe pensare di esporre opere di artisti vicini al nazionalsocialismo accanto ad opere di artisti dell’arte degenerata mettendone in luce il legame. In questo modo si offre al pubblico la possibilità di prendere posizione, riflettere in modo autonomo, decidere se un’opera piace e perché".
Per capire meglio una questione che promette di far parlare anche in futuro, abbiamo chiesto anche il parere di Martin Doerry (sotto a sinistra), germanista e già vicedirettore del settimanale der Spiegel, quanto profonde fossero le simpatie di Bossard per il nazismo e del direttore del museo olandese di design Den Bosch Tom de Rijk (sotto a destra) di raccontarci la mostra allestita lo scorso anno sul design del Terzo Reich.
17.10.2020


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