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Nella fragile società
papà è una guida salda
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario, &softReturn;ci risiamo con una ricorrenza che è un’azzeccata miscela di sentimenti e di consumi. Oggi, 19 marzo, si celebrano i papà. E festa sia! Un giorno anche per loro ci voleva all’epoca del "Caro Papino" e del primaverile florilegio di emoji, che accompagneranno l’esordio di molti biglietti d’augurio, abbinati a un regalo. C’è il solito imbarazzo della scelta tra fiori, cravatte, una bottiglia d’annata, una penna da scartare a pranzo, magari al ristorante che rimane uno spartiacque tra il feriale e il festivo. Se ci guardiamo indietro, forse le cose più toccanti e sentite restano quei piccoli, semplici disegni che i figli preparano da sempre nelle linde aule delle scuole d’infanzia. Quei cuori, quel sole, i prati in fiore sanno riassumere al meglio l’amore dei figli nelle rapide stagioni dell’innocenza e della gioia più spontanea.
DICIAMO GRAZIE ai nostri padri con un gesto (o con un pensiero, quando i padri sono diventati un ricordo). Ma di che padri parliamo? Qual è l’identikit del genitore d’oggi? Mai forse come nel presente è avvertito - anche se magari non riconosciuto - il bisogno di una guida salda e di una calma serena nelle risposte da dare alla vita, specie negli smarrimenti in cui ciascuno prima o poi si ritrova. Il padre è un punto di riferimento, anche con i suoi silenzi. Di recente un figlio - Roberto, così si è firmato - ha voluto acquistare una pagina intera sul Corriere della Sera per manifestare al papà - Enrico - tutto il suo stato d’animo. Un dono fuori dall’ordinario, decisamente. Avrebbe potuto farla anche a voce la sua confessione, ma si sa che la parola scritta consente di riflettere, ricordare, svelare certi passaggi di interiorità. Forse la qualità più preziosa in un padre, soprattutto oggi, è la capacità di ascoltare i figli più che parlare o imporsi. Vero: solo quando avremo accettato una persona per quella che è, potremo - e se lei lo vorrà - aiutarla a migliorarsi. Le lezioni sono tante, ma questa svetta per altezza.
TRA LE SUE APERTE confidenze, il figlio Roberto riconosce al padre una qualità: "Hai imparato a bilanciare il tuo timore nei confronti dell’incertezza della vita, mitigando con l’amore, la dolcezza, l’innato senso di responsabilità, la stessa voglia di ridere". Tutto questo può riassumersi in due parole: l’importanza dell’armonia, anche quando c’è da contare fino a venti per non sbottare. C’è un disorientamento diffuso che avvolge i nostri giorni e a volte pare chiudere l’orizzonte alla speranza. Ma il padre è lì, dritto, in piedi, a infondere sicurezza, a dare fiducia con la sua esperienza, con la saggezza di cui è portatore.
DAI PADRI, oggi più di ieri, ci si aspetta che indichino con la loro storia personale dove incominciano i doveri dei figli e dove terminano quelli genitoriali. Molto calzante la definizione di una figlia per la figura paterna, paragonata a una sorta di diaframma tra lei e la durezza della vita. Ecco allora un’occasione propizia per far percepire la gioia di una presenza fatta di parole, carezze, strette di mano. La dimensione affettiva è impagabile. Basta uno sguardo per dire la gratitudine che proviamo e per sussurrare "buona festa, papà".
19.03.2017


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