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GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario, &softReturn;ogni giorno, sempre di più, ci capita di vivere, spesso di subire, atteggiamenti di cafoneria, volgarità e rozzezza. Certo, è vero che ognuno deve guardarsi allo specchio, perché c’è un po’ di cafone che si nasconde dentro noi stessi, ma tira un’aria ammorbata. Il linguaggio è un fedele termometro dell’appesantimento in atto nel modo di esprimersi, sia quello parlato sia, ancor più, quello scritto.
SE QUALCUNO vuole rendersene conto, basta faccia una capatina in rete. Può bastare, come esemplificativa, una lettura degli interventi dei lettori negli spazi loro riservati da quasi tutti i giornali, in coda ai vari articoli, spesso anche di intellettuali e personalità autorevoli. Tutti indistintamente esposti ai tiri liberi di persone che con la copertura dell’anonimato di fatto, con pseudonimi (crearsi un indirizzo email di comodo è un giochetto), buttano palate di insulti, di rabbia non controllata, di fiele. È una esondazione che si gonfia ogni giorno, con il passare delle ore, come la piena di un fiume che esce dagli argini, ritorna a letto a fasce orarie e poi tracima di nuovo.
SPIEGANO questo fenomeno come spia dell’indignazione patita da molti cittadini, costretti a mandar giù bocconi amari da chi detiene le leve del potere. Una rivalsa contro l’arroganza di classi politiche accomunate nella disistima. La macchina del fango non fa distinzione: addosso a tutti, facendo di ogni erba un fascio. È una via di fuga, uno sfiatatoio per chi è costretto a reprimere. Ci sono ancora le pagine delle lettere su quotidiani e periodici, ma lì si applicano controlli e filtri sulla provenienza, sull’identità dei mittenti e i giornali cartacei superano raramente il segno del cattivo gusto. Critiche anche aspre, rimanendo però nel campo perimetrato del senso civico.
SI DICE che grazie (?!) all’online delle varie testate, l’opinione pubblica, fino a ieri frustrata e costretta a un’informazione verticale, oggi può a sua volta fare comunicazione. E questo è innegabile. Ma colpire senza alcun limite o remora è esercizio di democrazia, stimolo al pluralismo o non - spesso - prova di immaturità complessiva? Forse, coerentemente, non bisognerebbe poi meravigliarsi troppo dell‘odio informativo quando si consideri l’aggressività che ciascuno può rilevare anche nei rapporti personali, oltre che documentata dai fatti di cronaca, dalla violenza in molteplici forme, fino al bullismo, ora ancor più in versione cyber.
E POI, a proposito di nuove strade del comunicare, un’osservazione generale si impone. Canali come facebook, leader in materia con i suoi 2 miliardi di utenti, davanti a un gruppone di simili che collegano centinaia di milioni di internauti nel mondo, tendono a esibire una sola parte, quando si sa che l’obiettività vuole anche l’altra. Istruzioni per l’uso? Mettere paletti a una libertà usata come licenza, puntare alla consapevolezza individuale, educare al fondamentale rispetto.
16.07.2017


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