Diario
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Il sogno spezzato
dell'umana pietà
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario, &softReturn;in un’epoca più protesa verso il futuro che attenta al passato, è importante che si tenga vivo il ricordo di certi avvenimenti. Come il terribile naufragio del 3 ottobre 2013 vicino a Lampedusa. Quel giorno, a pochi km dalle coste, 368 persone morirono inghiottite dalle onde. Ogni anno il 3 ottobre si celebra la Giornata della memoria e dell’accoglienza: non per ripetere logore parole ma per tentare di rispondere alle domande che continuano ad alzarsi dalle immagini riproposte di quell’ecatombe. Uno striscione portato da una decina di donne e uomini, suggeriva una riflessione forte sul senso umano di tutti e di ciascuno: "Proteggere le persone, non i confini".
IN QUESTO 2017 sono già 2.658 le persone di ogni età - bambini, donne e uomini - che hanno perso la vita nelle traversate del Mediterraneo. Molti di questi sventurati non avranno neppure la pietà di una tomba, il segno di un fiore, una preghiera. Solo lacrime sconosciute e lontane, forse, chissà dove, in quale remoto angolo della terra d’Africa. Sono finiti in fondo al mare: quella sarà la loro sepoltura, avvolti anche da indifferenza, da parole a volte più dure delle pietre, da atteggiamenti di disinvolto cinismo. Siamo spettatori di un’emergenza epocale: di fame, di guerra, di miseria, con gente che lascia tutto, spesso anche la vita, per inseguire un miraggio. Dobbiamo ammetterlo: nella normalità delle nostre esistenze, facciamo l’abitudine all’inferno degli altri. Meglio della crudeltà di cuore sarebbe il silenzio per quei naufraghi dispersi tra le onde, alcuni perfino buttati come zavorra da caineschi scafisti.
IL MESTIERE del cronista catapulta spesso in odissee squassanti. Come questa. Su uno dei molti barconi in rotta verso l’Europa aveva trovato posto anche una ragazza, che s’era privata di tutto, ma proprio tutto, per lasciarsi alle spalle un crudele destino. Amina, questo il nome, cercava con le sue residue forze di agguantare il sogno della libertà. Non sapeva ancora che il colore della pelle le sarebbe costato affronti e ferite morali inimmaginabili. I diritti, il rispetto, la dignità, una casa, chissà mai, anche uno spicchio d’amore... quello che noi consideriamo normalità, per alcuni è una spiaggia proibita. E anche quando vi si approda, si deve ancora vagare a tempo indeterminato.
AMINA è giunta con la forza della sua volontà, su un lembo di spiaggia della Sicilia, ma lo sbarco non è stato come immaginava. Il suo fisico, sfiancato da mille incessanti prove, non ha retto sino alla fine. I suoi feroci Caronti non si sono fatti scrupoli nel liberarsi di quell’esile corpo, abbandonato all’ultimo rincorrersi delle onde e al soffio dello scirocco. Solito rito di accertamenti - ma quali, visto che non aveva alcun documento? - qualche curioso, un prete a darle un’ultima benedizione. Sulla sabbia è rimasta l’impronta di una donna. Colpevole solo di aver cullato un sogno.
08.10.2017


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