Il diario
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I "Paradise Papers"
dei soliti insaziabili
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,un uragano tira l’altro. Prima i molestatori del cinema, poi quelli della politica, adesso è la finanza nell’occhio del ciclone. È una catena che, anello dopo anello, si allunga con inquietanti domande sul continuo sfilacciarsi del senso etico (?) di persone che a vario titolo dominano la scena del mondo. Ancora e sempre donne e uomini dello spettacolo, della politica, della finanza. Copione immutabile. Hanno chiamato "Paradise Papers" quello che è diventato subito un inferno globale, con gironi a perdita d’occhio e una sterminata moltitudine di protagonisti. Per ora si conoscono solo quelli in prima fila, i più noti, dalla regina Elisabetta d’Inghilterra a quella di Giordania, Rania; da rockstar come Madonna e Bono degli U2 a Hamilton, dominatore della Formula Uno.
DALLE BERMUDA si è alzato un Everest di carta, alto 13,4 milioni di documenti imbarazzanti e subito infanganti. Cifre colossali per investimenti che hanno in orrore la luce del sole e preferiscono l’oscurità. Chiodo fisso: guadagnare tanto, guadagnare di più, evadendo al massimo le tasse. I venti della bufera scuotono le mura dei palazzi del potere, dal Cremlino alla Casa Bianca e dintorni. Un vortice di nomi: finanzieri, compagnie, società, personaggi che muovono miliardi come letti di foglie secche che cadono dagli alberi in autunno. Da dove viene e che percorsi segue l’imponente flusso di denaro che è perfino riduttivo paragonare a un iceberg? La fuga di notizie riuscirà a dare le misure anche solo approssimative di questa massa oscura? In ogni modo, a prescindere dalla quantità di denaro "convogliato" in queste fruttifere miniere, è già scesa una colata lavica di fango e discredito per i nomi di chi ha investito (o dato da investire) con modalità evasive ingenti patrimoni di liquidità all’estero invece che nei rispettivi Paesi e possibilmente nella trasparenza. Sobrietà di facciata, poi ecco il lato B, eterni Giano bifronte.
TUTTO CAMBIA perché nulla gattopardescamente cambi, con gli insaziabili accaparratori seduti a un tavolo d’oro, e 800 milioni di persone affamate sulla terra. Di sicuro la comunicazione è diventata un devastante tsunami e questo "Paradise Papers" sta a dimostrarlo. Farla franca, oggi, è ormai un’impresa più ardua delle leggendarie 12 fatiche d’Ercole. Di fronte a tanta ingordigia e voracità, c’è da chiedersi come sia possibile tacitare la coscienza. Il nuovo scandalo, con la chilometrica lista nera di nomi e di miliardi in ballo, apre uno squarcio di luce nell’eterno olimpo di ricchi sempre più ricchi, che escogitano sistemi per non sentirsi neppure colpevoli. E infatti si è messo subito in evidenza che le prime rivelazioni di "Paradise Papers", pur deflagranti per clamore mediatico, "non paiono prefigurare alcun tipo di violazione giuridica". Evviva. Intanto, ma è un dettaglio trascurabile, i poveri sono il 10,7% della popolazione mondiale. La famiglia più grande dell’umanità.
12.11.2017


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