Il diario
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Le persone indifese
non nascono per caso
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,&softReturn;se c’è una cosa che fa indignare, sempre e comunque, è la violenza sui più deboli e perciò vulnerabili. La casistica è estesa e la cronaca è punteggiata da vicende talora drammatiche, sempre di dolore. C’è di positivo che quando gli abusi sfondano il muro del silenzio, almeno se ne parla e si contribuisce a informare, a far riflettere ed a mettere in atto qualche meccanismo preventivo.
RESTANO purtroppo ancora molte le storie di aggressività e prepotenza, maltrattamento e coercizione che si consumano e restano al chiuso, dentro le case, talora nelle stesse famiglie. Si sa dall’esperienza che chi vive da prigioniero nella sua casa impara subito a diffidare degli altri. Questa settimana alle Assise Criminali di Lugano c’è stata la condanna a 4 anni di un uomo maturo, 65 primavere sulle spalle e un passato politico. Invece di proteggere e tutelare l’assistita di cui era curatore generale, ne ha abusato sessualmente. Siamo al paradosso di dover curare il curatore. Il giudice Mauro Ermani lo ha ritenuto colpevole di coazione esercitata su una donna che soffre di qualche ritardo mentale, già vittima di abusi sessuali noti all’imputato. Il rapporto di fiducia è debordato in pressioni psicologiche sulla vittima, fino a creare situazioni in cui la donna non poteva opporsi, come è stato precisato nella sentenza. In quest’onda, nel mirino della Procuratrice Pubblica Chiara Borelli è finita anche la mancata segnalazione alla magistratura da parte dello psichiatra che curava la donna e ne conosceva la condizione, con la responsabilità che ne discende.
QUESTA è stata anche la settimana in cui l’iniziativa popolare di Marche Blanche ha fatto un bel passo avanti verso l’obiettivo di interdire i pedofili da ogni possibilità di reiterare il reato, lavorando a contatto con i fanciulli. Si sa che è pericoloso l’aggirarsi di volpi in prossimità di pollai. Giusto che quanti si macchiano di lesioni all’integrità sessuale di una persona dipendente non abbiano più occasione di ripetersi.
NON SI POSSONO lasciare vuoti in una società e in un tempo di diffusa mancanza di rispetto e solidarietà. Dai bambini agli anziani (come s’è visto in qualche nostra Casa), passando attraverso un ampio ventaglio di categorie, pensiamo alle molestie sulle donne, c’è chi vive di frustrazioni e chi malauguratamente le subisce. Occorre alzare tutti gli argini necessari per la moltitudine degli indifesi, di coloro che non riescono a far sentire la loro voce, che non osano denunciare o perché mancano le forze o perché si temono le conseguenze. Per questo popolo senza volto si impone una rete protettiva di sicurezza. Non dimentichiamo mai che la paura è la maggior malattia dell’uomo, ancor più oggi, tra deserti di solitudine. I cuori fragili non nascono sempre per caso.
11.03.2018


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