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Il diario
Il passaggio dalla noia
al recupero del tempo
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,
come può cambiare l’approccio al tempo nelle stagioni della vita! Anni or sono, nel clima dell’iperattivismo dominante, si suggeriva di riscoprire la noia, rivestita persino di un certo alone di filosofia. Per "cambiare interamente la propria vita senza fare assolutamente nulla", Karen Salman aveva varato un suo decalogo. Prima indicazione: rallentare, affrontare la paura del vuoto e diventarne consapevoli o, meglio ancora, passare a quella "presa di incoscienza che, da sola, vale più di mille sedute di autoanalisi". Era quel che si diceva "ul mesté dal Michelass", e cioè "mangià, bef e nà a spass".
PER RIAPPROPRIARCI di noi stessi, del nostro essere - familiarità piuttosto in disuso sotto i cieli occidentali - erano indicati come terapeutici il silenzio, la riflessione, il vuoto fisico e mentale. Risultato paradossale: con la schiavitù del "covid-19", più che addomesticare il tempo, siamo stati tirati come corde di violino. Abbiamo persino perso il concetto di velocità, per riempire le giornate di grigiore, noia, iperconnessione, barbose telefonate. Paolo Crepet nell’intervista a "il Caffè" ci aveva messo in guardia dai rischi del "tempo immobile".
SALE IL CORO del lamento: abbasso la lentezza con tutti i suoi derivati. In massa detestiamo la noia adiposa di queste settimane di "divanite acuta", nemiche giurate della linea. Un’altra parola che ricorre nel gergo è "quando", nella formula interrogativa. Dalle fasi lunari siamo passati alle fasi del coronavirus, dove le seconde sono sotto il segno dell’impazienza (più che comprensibile, data l’usura domestica). Fra "noi" e "noia" la differenza si è ridotta a una vocale. Siamo giunti al punto di nutrire nostalgia persino per quella giungla che è la strada, dove l’imperativo è correre, "sorpassare" l’altro. Con bulimia di noia, alimentata da palinsesti Tv monotematici, video che si incrociano e si sovrappongono via whatsapp, in molti si confessano al limite.
SIA "QUANDO" dev’essere, ora però dobbiamo ri-allenarci alla normalità. L’importante è partire bene. I bambini a volte giocano a rovesciare le parole e se si legge all’incontrario "noia", si ottiene "aion", che in greco significa "tempo". Dopo questi mesi da coatti domestici, proviamo magari a rivalutare il nostro rapporto personale con il tempo, vivendolo in pienezza, con occhi nuovi. Evitiamo di aspettare inutilmente quel "qualcosa che non c’è, invece di guardare il sole sorgere", come canta Elisa. Forse torneremo a sognare e a sperare. Sottotitolo consigliabile: il propellente dell’entusiasmo per la ritrovata, parziale libera uscita. Avvertenza d’obbligo: il tempo male speso non ci sarà più reso.
17.05.2020


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