Le previsioni economiche per l'Unione Europea
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La crescita dipende
dai rapporti con Trump
LORETTA NAPOLEONI


Il 2019 non sarà un anno facile per l’economia dell’Unione europea. I problemi da affrontare sono molteplici: la Brexit; le questioni commerciali tra l’Unione e i suoi partner; la crisi migratoria; la crescita del populismo in tutta la regione; e una relazione complessa e difficile con l’amministrazione Trump. Le previsioni di crescita non sono incoraggianti, 1,5 per cento ma è probabile che questa percentuale verrà rivista al ribasso nei prossimi mesi. All’inizio di febbraio, infatti, undici delle economie dell’Eurozona hanno tagliato le loro previsioni per il 2019, tra cui Francia, Germania e Italia. Sette economie hanno registrato cambiamenti negativi nelle previsioni degli indicatori economici, solo la Lettonia ha migliorato le prospettive di crescita economica.
A monte di tutto ciò c’è la congiuntura internazionale negativa, l’avanzata del protezionismo globale, il rallentamento dell’economia globale e la volatilità dei mercati finanziari. Questo il contesto in cui il prossimo maggio si terranno le elezioni del parlamento europeo che porteranno ad un nuovo assetto politico in tutta la regione, incluso il cambiamento della leadership della Banca centrale ed il rinnovo dei membri della Commissione.
Più dei risultati delle elezioni europee, nel breve periodo, l’andamento dell’economia dell’Unione dipenderà dai rapporti tra i giganti dell’economia mondiale, e cioè Washington e Pechino. Trump ha definito l’Ue un nemico in materia di scambi commerciali e la sua amministrazione ne ha addirittura declassato la delegazione negli Stati Uniti senza neppure informarla. Inoltre, il presidente ha periodicamente minacciato di imporre tariffe sull’importazione di automobili europee negli Stati Uniti, facendo temere una guerra commerciale simile a quella in atto tra Usa e Cina.
Rispetto a Pechino Bruxelles è un piccolo partner commerciale: nei primi tre trimestri del 2018 il deficit commerciale degli Stati Uniti con l’UE era intorno ai 140 miliardi di dollari, mentre quello con la Cina era di 344 miliardi di dollari. Trump potrebbe non accanirsi contro Bruxelles, un pesce molto piccolo, ma concentrarsi invece su Pechino. Tuttavia, l’inasprirsi del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina avrà anch’esso conseguenze negative sull’economia dell’Unione europea in quanto farebbe precipitare l’economia globale in una nuova recessione.
La debole performance economica dell’economia europea nel 2018 rende l’Unione europea particolarmente sensibile all’andamento dell’economia globale e ai capricci dei partner commerciali più importanti, Stati Uniti e Cina. Un errore che Bruxelles ha commesso, e di cui oggi ne paga le conseguenze, è non aver promosso in passato accordi commerciali con altri paesi ma di aver sempre contato sulla solidità del rapporto con Washington. Da quando Trump è stato eletto le cose sono cambiate ma i nuovi accordi commerciali richiedono tempo. Quello di libero scambio con il Giappone non è stato ancora siglato nonostante siamo mesi che Tokyo e Bruxelles ci lavorano sopra. In ogni caso il Giappone non potrà rimpiazzare il ruolo di primo piano che gli Stati Uniti rivestono negli scambi commerciali con l’Unione europea.
Se, come è probabile, Bruxelles non sarà in grado di ottenere da Trump assicurazioni solide sul commercio transatlantico, la performance economica dell’Unione europea sarà scarsa. Tutto ciò, in concerto con l’avanzata del populismo, potrebbe nella seconda metà del 2019, far aumentare il disincanto nei confronti di questa istituzione e spingere alcuni paesi membri a voler seguire la propria strada, come nel caso della Brexit. Non bisogna dimenticare che l’intero edificio comunitario è stato costruito sull’idea di prosperità economica. Il mantra lanciato ai potenziali paesi membri è stato il seguente: unisciti a noi, sii parte di questa unione che ti renderà ricco. Una promessa che si è avverata solo per alcuni stati membri.
10.03.2019


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