L'antropologo De Masi sull'evoluzione dei tempi di lavoro
"Sempre reperibili?
Ma è una schiavitù"
ANDREA BERTAGNI


Stupidamente si sta sempre connessi. Il manager è stato educato a essere schiavo, anzi gode a essere chiamato in vacanza dal capo, così come il capo gode a chiamare il manager". È l’opinione di Domenico De Masi, sociologo del lavoro e professore universitario alla Sapienza Roma. "Le nuove tecnologie - spiega - sono soffocanti per gli impiegati, perché i capi gli stanno costantemente col fiato sul collo, mentre a livello sindacale e politico si fa poco o niente".
Insomma, andrebbe fatta chiarezza, insiste De Masi: "O l’impiegato è libero o timbra il cartellino. E in questa ultima ipotesi l’azienda deve rispettare i normali tempi di lavoro". Tempi che i colletti bianchi, secondo il sociologo, hanno ereditato dagli operai e dalle lotte sindacali. "Le regole del lavoro si sono plasmate sul modello operaio, di conseguenza i colletti blu hanno più diritti degli impiegati". Peccato che gli operai a poco a poco stanno scomparendo. "Tra dieci anni saranno ancora meno - precisa De Masi -, mentre i colletti bianchi saranno ancora più deboli perché saranno sostituiti dall’intelligenza artificiale". Da qui l’invito a mobilitarsi. Anche perché le nuove tecnologie non si fermeranno. Anzi. La società sarà sempre più connessa. De Masi non è comunque contro la Rete. "Un terzo dei lavoratori fa un mestiere creativo, lavora a Ferragosto, ma può prendere libero lunedì e martedì - osserva -. Il suo lavoro non rispetta i tempi e i modi  di un metalmeccanico".
A non avere un futuro granché sereno, secondo il sociologo, saranno piuttosto quei lavoratori che si trovano nella categoria di mezzo, né operai, né creativi. "Nella maggioranza dei casi sono impiegati e manager di basso livello. Saranno loro le principali vittime di capi e superiori".
08.09.2019


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