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Tra le categorie coinvolte del dibattito sugli stipendi bassi
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"Stiamo adeguando
i nostri salari minimi"
BERTAGNI, MAZZETTA E SPIGNESI


C’è chi ha storto il naso e chi ha detto che è comunque un passo avanti. L’accordo raggiunto tra Lega, Ps, Ppd e Verdi sul salario minimo - con una partenza attorno a 3’400 franchi al mese - dovrà ora fare i conti con le proposte di modifica annunciate da diversi partiti. Il dibattito lunedì 9 dicembre in Gran consiglio si annuncia vivace. Sul tavolo c’è la proposta che prevede una forchetta da 19,75/20,25 franchi l’ora entro la fine del 2021 per salire progressivamente. Ma chi rientra nelle categorie che andranno a beneficiare di questo nuovo strumento per ridare dignità al mondo del lavoro?
Intanto il salario minimo rischia di restare una grande illusione. Paradossalmente potrebbe non incidere sui  contratti collettivi (Ccl) che prevedono retribuzioni orarie al di sotto dei 19,75 franchi. È il caso, ad esempio, del settore del "prestito di personale" (gli interinali) a cui il Consiglio federale ha conferito carattere obbligatorio. La paga oraria minima per i lavoratori qualificati interinali è stabilita in 16,79 franchi all’ora, 3’060 franchi al mese. Al di sotto del minimo ipotizzato in 3’400 franchi. I contratti collettivi con forza obbligatoria, anche se prevedono salari inferiori, mantengono infatti la loro efficacia.
È anche il caso del settore della moda."Siamo firmatari di due contratti, uno per la gestione l’altro per la logistica con paghe ampiamente superiori ai minimi di cui si parla, e un altro relativo alla produzione con stipendi più bassi", spiega Franco Cavadini, presidente onorario di Ticino moda. Ma la loro paga annua minima di 36’400, ovvero 2’800 franchi per 13 mensilità, non subirà ripercussioni visto che è stata sottoscritta dai sindacati.

MA IN CONTROPARTITA...
"Tuttavia abbiamo programmato di arrivare al 90% dei minimi previsti - aggiunge Cavadini -. Ma pur con paghe inferiori ai minimi, se si considerano una serie di prestazioni, ferie, indennità, che sono una contropartita economica, il valore complessivo è superiore". Così è anche per il contratto dell’orologeria: una paga minima di 3’120 franchi che ne prevede altri 175 franchi come partecipazione alle spese dell’assicurazione malattia. "Siamo in attesa di quel che deciderà la politica. A dipendenza della ‘forchetta’ che si sceglierà potremo subire delle ripercussioni non indifferenti", afferma Oliviero Pesenti, presidente dell’Associazione ticinese industrie orologiere, che considera "una iattura l’intromissione dello Stato nell’economia".
In "stand by" anche il settore delle imprese di pulizia, che ha un contratto collettivo con retribuzioni dai 16,75 franchi all’ora. "Alla luce di quanto deciderà il parlamento affronteremo la questione nella prossima ‘commissione tripartita’ il 18 dicembre - dice Pierfranco Gabella,segretario dell’Associazione ticinese delle imprese di pulizia - . Dal 2013 abbiamo un contratto collettivo sottoscritto dal sindacato Ocst e dalla Società degli impiegati di commercio che disciplina meticolosamente il settore".
Fabio Forni, presidente di "Jardin Suisse", l’associazione giardinieri ticinesi spiega che il salario minimo del suo settore è di 3’560 franchi mensili, 20,20 franchi all’ora: "Considerato che i nostri dipendenti ricevono la tredicesimanon dovremmo avere problemi".
E nell’industria metalmeccanica? Ci sono aziende che non aderiscono al contratto collettivo e dunque pagano meno di 4’400 franchi mensili.

LE POSSIBILI DIFFICOLTÀ
"Queste imprese - osserva Roberto Ballina, presidente Associazione industrie metalmeccaniche ticinesi - sono soprattutto nel Mendrisiotto. Non so cosa implicherebbe per loro l’introduzione di un salario minimo. Magari le metterebbe in difficoltà, perché dovrebbero ridurre i collaboratori e nel contempo riuscire a portare avanti la produzione".
Poi ci sono le eccezioni. "Il nostro è un settore particolare - spiega Sem Genini responsabile del segretariato agricolo dell’Unione contadini ticinesi -. Proprio per questo è escluso dal dibattito. Tuttavia abbiamo siglato un contratto normale di lavoro. Lo scorso anno prevedeva 3’270 franchi al mese che, nel 2020 verrà portato a un minimo di 3’300 franchi".
"Nel nostro comparto vige un contratto normale di lavoro - dice Cristina Maderni, presidente Federazione ticinese delle associazioni di fiduciari -. Non abbiamo una conoscenza diretta di abusi. Non mi risulta però che si siano verificati nuovi casi, se non sporadicamente. Quanto al salario minimo siccome è stato approvato dai cittadini, va trovata una soluzione per applicarlo. La proposta sul tavolo non salvaguarda però i lavoratori residenti: va migliorata".  
Nel settore della ristorazione, si stimano più di 600 lavoratori pagati al di sotto del contratto minimo. "Considerato che noi abbiamo un contratto collettivo, potrebbe trattarsi del personale attualmente impiegato nella para-ristorazione, come i take away", ipotizza Massimo Suter, presidente di Gastroticino. Con le modifiche alla Legge cantonale sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione le regole dovranno cambiare.
abertagni@caffe.ch
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mspignesi@cafffe.ch
08.12.2019


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