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Il progetto per creare consorzi di imprese transfrontaliere
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"I miliardi dell'Europa
arrivino anche in Ticino!"
MAURO SPIGNESI


Il dopo-Covid può ripartire da una collaborazione tra Ticino, Lombardia e Piemonte. Un’area geografica e industriale molto ampia che potrebbe trasformarsi in uno scrigno di opportunità di business. Già, perché in Italia si attendono circa 300 miliardi di euro di sussidi, in diverse tranche e da usare in ambiti diversi. Una cura da cavallo, una massiccia iniezione di denaro che arriva da Bruxelles per fare ripartire l’economia. E allora perché non allearsi, invece di farsi concorrenza da una parte all’altra della Dogana? "Tante imprese del Ticino potrebbero annodare nuove forme di relazione con ditte della Lombardia e del Piemonte, promuovendo progetti sinergici transfrontalieri in grado di attivare una parte delle risorse europee. Uno scenario nuovo che potrebbe offrire prospettive concrete di lavoro anche alle aziende del cantone", spiega Giovanni Moretti di Collaborazione imprese Svizzera-Italia, società con uffici a Chiasso per la promozione economica dei due territori.
Moretti non è nuovo a queste proposte, le aveva fatte anche quando era consulente della Camera di commercio italiana per la Svizzera. "Attiviamo - propone adesso - entro dicembre un confronto diretto tra imprese dei due territori per studiare progetti operativi di collaborazione reciproca, capaci di portare su un medesimo piano di effettiva reciprocità sia le imprese del Ticino, sia quelle di Lombardia e Piemonte. I 300 miliardi Ue saranno disponibili a partire dal 2021. Sarebbe auspicabile che nasca un gruppo di lavoro capace di includere nei progetti che l’Italia presenterà a Bruxelles il prossimo anno anche alcune decine di idee messe a punto e gestite da consorzi tra imprese di Ticino, Lombardia e Piemonte".
Tutt’altro che una brutta idea per  Luca Albertoni. "Potrebbe essere una occasione interessate per mettere in piedi nuove forme di sviluppo - dice il direttore Camera di commercio cantone Ticino -. L’unico dubbio è la difficoltà nel trovare punti d’incontro tra i due sistemi, tra quello nostro snello e quello dell’Italia molto burocratico, e tra i due ordinamenti giuridici che sono piuttosto differenti". Detto questo, il direttore della Camera di commercio ricorda che esistono già consorzi italo-svizzeri e collaborazioni tra imprese in ambiti differenti. "In particolare - spiega ancora - in quello della ricerca e in quello accademico. Difficile invece si riesca a mettere a punto progetti Interreg, proprio per le difficoltà ad accedere a certe gare". Da tempo invece la Camera di commercio ticinese sta collaborando con aree industriali più affini, come quelle attorno a Lucerna o romande. "Più affini per sistema ma - precisa Albertoni - se si aprissero occasioni di partnership le nostre aziende farebbero bene a coglierle".
Secondo Moretti, tuttavia, "è giunto il momento di introdurre una svolta radicale nelle relazioni reciproche facendo in modo che finalmente vengano valorizzati i vantaggi reali della libera circolazione anche da parte delle imprese elvetiche. Questo si può fare collaborando in quei settori nei quali il Ticino ha competenze e posizioni di mercato più vantaggiose".
Nel concreto, secondo Moretti, "bisogna verificare l’esistenza e la fattibilità di progetti di collaborazione reciproca. Queste esperienze sono state possibili nel passato, in un contesto nel quale non erano disponibili somme così ingenti di finanziamenti agevolati. Oggi le opportunità si sono moltiplicate".
mspignesi@caffe.ch
12.09.2020


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