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L'economista e le chance del "fondo per la ripresa"
"Dobbiamo restare aperti
al mercato dell'Europa"
CLEMENTE MAZZETTA


Più idee che milioni. Il Recovery fund (letteralmente fondo per la ripresa), ovvero piano di aiuti per la ripresa economica dell’Unione europea non è ancora stato attivato, che già si affastellano proposte su proposte. Ma l’idea di verificare se sia possibile realizzare consorzi fra ditte svizzere e italiane per attingere a questo enorme finanziamento (miliardi di euro fra prestiti a fondo perso e finanziamenti a interessi agevolati solo per l’Italia) non è da scartare a priori.
"Al momento non saprei dire se ci potrà essere una modalità di accesso a forme di cofinanziamento anche per aziende di una nazione come la Svizzera che non fa parte dell’Ue; anche perché, non dimentichiamo che i Paesi europei devono ancora preparare i loro progetti e piani di investimento. È una questione da verificare", dice l’economista Maria Luisa Parodi, specializzata e attiva nella finanza (lavora nel privato). "Quel che posso dire è che la Svizzera ha tutto da guadagnare a mantenere aperti ogni possibile collegamento e contatto con l’Italia, con il mercato dell’Europa, anche come fonte di evoluzione e di crescita, di adeguamento normativo. Pure per quel che concerne la responsabilità sociale delle imprese: l’Europa è la prima grande regione che sta affrontando la questione della sostenibilità".
La possibilità di una sorta di Interreg italo-svizzera, una forma di cooperazione per uno sviluppo delle zone di frontiere resta sul tappeto, da verificare. Ma i  vantaggi per la Svizzera del Recovery fund, del grande piano di rilancio europeo hanno già avuto il merito tenere alto il valore dell’Euro. Altrimenti il franco sarebbe schizzato altissimo, penalizzano l’industria esportatrice europea.
"In prospettiva è possibile che la ripresa dell’economia dei Paesi dell’Ue aprirà spazi per l’esportazione svizzera. Anche per quella del Ticino che deve il 60% del suo prodotto interno lordo proprio all’esportazione - conclude Parodi -. Per questo stare fuori dal mercato è un peccato per la Svizzera; abbiamo già visto cosa è successo per i programmi di formazione e ricerca, per l’intercambio degli studenti con Erasmus".
c.m.
12.09.2020


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