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Il Natale e le feste che dovrebbero riequilibrare i conti...
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Il coronavirus sta rubando
svariati milioni al business
R.C.


Solo il settore della ristorazione potrebbe perdere fra 5 e 10 milioni. Non parliamo degli hotel e del turismo in generale che vale
l’11 per cento del Pil cantonale. Il Natale e le feste, attese per riequilibrare i conti, quest’anno saranno un disastro.  Come ha detto Ronald Indergand della Seco,  "i consumi privati sono diminuiti come mai prima d’ora" .  Tutto è bloccato.  Teatri e musei, fanno i conti con ingressi limitati; gli stadi restano senza tifosi;
le agenzie di viaggio sono ferme perché nessuno parte più.  Le previsioni parlano di mancate entrate milionarie.  E d’altronde le famiglie in un clima d’incertezza sono sempre più prudenti.  E puntano al risparmio.  Lo conferma anche - nell’intervista a pagina 3 - Fabrizio Cieslakiewicz, presidente della Direzione generale di BancaStato.  L’istituto cantonale ha registrato un incremento dei depositi della clientela maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il commercio
"Alla fine dell’anno i conti quadravano ma questa volta no"
Manca un mese, in molte città le luminarie sono state accese in anticipo. Ma difficilmente quest’anno i commercianti riusciranno a far quadrare i conti, a recuperare quanto perso. "La crisi del Covid si fa e si farà sentire". Lorenza Sommaruga, presidente dei commercianti, non fa previsioni ma ha una certezza: "I due mesi di chiusura imposti dal lockdown non potranno essere recuperati. Personalmente ho perso il 20 per cento del fatturato, è una cifra altissima".
A salvarsi  saranno solo i negozi che hanno una importante copertura finanziaria alle spalle. "Purtroppo sarà così - continua Lorenza Sommaruga - ma ora è presto per fare previsioni o bilanci, li faremo a fine anno".
Sommaruga non vuole comunque abbandonare l’ottimismo. "Il nostro umore rimane alto, vogliamo rimanere positivi". Non è facile. Perché dopo l’estate, "c’è stato un calo, perché sono mancati i turisti svizzeri" e nello stesso tempo "è risalita la curva dei contagi da coronavirus".
Ma la domanda resta: Natale salverà il commercio? Nessuno ha una risposta in tasca. La presidente di categoria ovviamente se lo augura. "La solidarietà nei confronti dei commerci locali sta proseguendo - spiega - la situazione è più complicata rispetto all’anno scorso, ma non perdiamo le speranze". Certo, un po’ di preoccupazione è sorta quando "Ginevra qualche settimana fa ha imposto il mini lockdown. Ma in seguito il nostro governo ci ha rassicurato".
an.b.

Il turismo
"Ora bisogna osare, è sbagliato restare davanti alla finestra"
Attendevano il Natale per ripartire. Per accogliere i turisti, riaccendere l’industria delle vacanze, raddrizzare i bilanci. Invece? Invece, tutto si gioca attorno a due scenari. "Se resteremo alla finestra a guardare il virus - afferma Lorenzo Pianezzi, presidente di Hotelleriesuisse Ticino - lavoreremo malissimo. Se invece sapremo essere propositivi, allora questo periodo festivo potrà essere persino migliore rispetto agli anni precedenti".
Il Ticino, si sa, non è una meta turistica invernale. Dicembre e gennaio sono i peggiori mesi, con un tasso d’occupazione degli hotel inferiore al 20%. "Ma quest’anno non ci saranno Miami e Sharm el-Sheikh - osserva Pianezzi -, mentre ci saranno comunque persone che avranno voglia di viaggiare. Spetta a noi operatori turistici cercare di proporre loro qualcosa di attrattivo, sempre nel rispetto delle regole".
Pianezzi è convinto sia possibile. "Non potremo avere migliaia di persone in Piazza della Riforma - spiega - ma potremo avere tanti piccoli mercatini e attività capaci di creare un ambiente caloroso e accogliente". E pazienza se ci sarà chi storcerà il naso. "C’è chi ritiene - osserva Pianezzi - che fare promozione turistica in questo momento sia moralmente scorretto. Ma a mio avviso per un imprenditore è più scorretto non fare niente, mettendo a rischio posti di lavoro. Non dobbiamo smettere di ballare. Dobbiamo solo imparare a ballare sotto la pioggia".
a.s.

Lo sport
"Con gli stadi chiusi sono rimasti soltanto i gadget"
Niente più tifosi alle partite, niente più acquisti di maglie, sciarpe e gadget. Anche sotto le feste - come negli ultimi mesi - i bilanci dello sport restano magri, magrissimi. "Il fatturato nel merchandising è nettamente calato - spiega Marco Mantegazza, responsabile marketing dell’Hockey Club Lugano (Hcl) -. Abbiamo incrementato le vendite attraverso lo shop online ma non bastano a compensare la drastica diminuzione nei punti di vendita fisici". Perché il merchandising sportivo è un ambito nel quale più che le regole commerciali valgono quelle emotive.
"Il tifoso acquista di impulso - osserva Mantegazza -, sull’onda delle emozioni provate durante l’incontro. Magari al termine della partita prende la maglia del giocatore che ha segnato la rete decisiva. Oppure compra degli articoli da regalare agli amici per condividere l’euforia della vittoria".
Una logica solo in parte trasferibile sull’online. "Offriamo un vasto assortimento - afferma Mantegazza - che speriamo sia gradito dai tifosi per i loro regali natalizi, in particolare in questo periodo di lontananza forzata dalla squadra". Tuttavia è chiaro che finché le partite si giocheranno a porte chiuse, gli affari non potranno essere quelli di un tempo.
Con un’eccezione. "Le mascherine ‘brandizzate’ vanno a ruba - spiega -, sono il nostro articolo di punta. E fa piacere vederne parecchie in città. È la dimostrazione che l’attaccamento alla squadra è più forte delle contingenze".
a.s.

Lo spettacolo
"Con il palco vuoto accumuliamo perdite tutto l’anno"
Teatri e palchi vuoti, biglietterie chiuse. A Natale lo spettacolo resta a luci spente. E con le casse vuote. "Quest’anno le perdite saranno abissali, immense", spiega Michel Gagnon, direttore del Lugano arte e cultura (Lac), il principale centro culturale del cantone. Difficoltà ovviamente causate dalla pandemia da coronavirus. Che ha fatto saltare non soltanto di continuo le programmazioni di spettacoli e mostre, ma anche la cassaforte. "Fare un calcolo oggi è piuttosto difficile - spiega Gagnon - ma di sicuro non è solo dicembre il mese in cui faremo fatica dal punto di vista finanziario: la perdita sarà di tutto l’anno".
A incidere sul bilancio del Lac non sono tanto le programmazioni. "Quelle, anche se quest’anno sono cambiate di continuo per andare incontro alle misure di prevenzione e contagio dal Covid, le controlliamo abbastanza agevolmente - continua il direttore del Lac - a fare più danni è la catena di eventi che si susseguono e coinvolgono ogni aspetto della vita culturale".
Oltre a ciò, bisogna poi calcolare tutte quelle entrate che sono state frutto di investimenti. Ancora Gagnon: "Tanto per citare un esempio, l’anno scorso abbiamo fatto ingenti investimenti per l’ultimo piano del centro culturale. Un piano che quest’anno però non è mai stato usato". Ciò nonostante, al Lac si cercherà di tenere viva l’atmosfera natalizia. "Dal 16 dicembre al 23 dicembre - annota Gagnon - organizzeremo concerti nella hall del Lac".
an.b.

I viaggi
"Gli incassi inferiori anche dell’80%, nessuno prenota"
Maldive, Emirati Arabi, Canarie, Mar Rosso... Le mete preferite per chi le feste di Natale le vuole trascorrere al caldo e su cui quest’anno il maledetto virus ha però tirato un bel tratto nero. Nessuno viaggia più in tempi di Covid. Una perdita non indifferente per le agenzie di viaggio, un settore che in Ticino conta un centinaio di aziende. Fatti due conti, rispetto al 2019 questo maledetto 2020 registra una diminuzione di fatturato che va dal 50 all’80%. "C’è da sperare nelle mete svizzere - dice Gaby Malacrida, portavoce per il Ticino di Hotelplan Svizzera e Italia -. Ma se non viene la neve in pochi sceglieranno di trascorrere le feste in montagna".
Tutto bloccato. In pochi si azzardano a prenotare una vacanza, immaginando una situazione più ottimistica tra qualche settimana. "Abbiamo qualche pratica in sospeso - dice Giancarlo Leonardi, responsabile di Kuoni Ticino -, ma ancora nulla di confermato. Si vedrà all’ultimo momento. Quest’anno è davvero il peggiore di tutti quelli in cui ci sono state delle difficoltà. Messe insieme queste non arrivano a creare tanto danno come il Covid". Certo, non è comunque paragonabile alla tragedia dell’11 settembre 2001, quando più nessuno si sognava di salire su un aereo. Oggi la voglia di viaggiare ci sarebbe... Leonardi non da cifre precise, si limita a dire che "rispetto al 2019 abbiamo registrato tra il 70 e l’80% in meno".
p.g.

La ristorazione
"Hanno annullato le cene aziendali, sarà una mazzata"
"Per il nostro settore potrebbe essere una mazzata, una perdita che potrebbe oscillare complessivamente - tenendo conto delle diverse varianti imposte dalle limitazioni anti Covid - fra i cinque e i dieci milioni di franchi. E questo facendo un calcolo indicativo riferito ai fatturati degli anni scorsi", spiega Massimo Suter, presidente di GastroTicino. Il settore della ristorazione attende il periodo delle feste, quello che va dalla fine di novembre sino a gennaio, spesso per rimettere a posto i conti. "Anche se, va precisato, non è così per tutti. Ci sono ristoranti - aggiunge Suter - che lavorano molto d’estate e d’inverno vanno a ritmi differenti. Oggi, tuttavia, regna la totale e più cupa incertezza. Intanto, non solo non sappiamo come sarà il Natale ma non sappiamo neppure se saremo ancora aperti".
L’andamento della pandemia e le misure che le autorità prendono per contrastare i contagi variano da settimana a settimana. "Noi in questo periodo - fa notare il presidente di GastroTicino - lavoravamo bene. C’erano le cene aziendali, quelle dei gruppi sportivi, le famiglie. Oggi tutte queste iniziative sono annullate. Ecco perché parlavo di tante varianti da tenere in considerazione per fare un calcolo delle perdite e dei mancati incassi. E non bastano iniziative come il cibo da asporto, che magari nelle città possono dare una mano d’aiuto, ma nei paesi o in realtà periferiche hanno un peso meno importante".
m.sp.
21.11.2020


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