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RENATO MARTINONI


I media italiani stanno dando risalto a una lettera indirizzata al governo del Belpaese. È stata sottoscritta da seicento accademici, di varie discipline. Tutti si dicono preoccupati perché, nelle tesi di laurea, all’università dunque, si fanno errori di lingua da terza elementare. Immaginarsi quello che si dovrà leggere alle elementari… Più in generale si teme il tracollo generalizzato della lingua. Servono interventi urgenti, dice l’accorato appello. E ci vuole la volontà politica per farlo.
Se i giovani di oggi scrivono spesso male e si esprimono con fatica la colpa è dei loro modelli quotidiani: troppe immagini e troppo poche parole. E quelle poche parole vengono tutte o quasi affidate agli sms, ai twitter, alle mail, ai tag immortalati sui muri con lo spray. È probabile però che il problema abbia radici più distanti. Occorrerà pensare per esempio alla fine del secolo passato, quando la didattica inneggiava alla libertà di espressione (lasciamoli parlare e scrivere come vogliono, questi ragazzi, senza inibizioni): quando la "squolla" abbondava di parolone come "interferenze", "obiettivi", "livelli soglia", "competenze". A questo si aggiunga, se vogliamo andare più lontano, una tradizione oratoria, quella toscaneggiante, tutta basata sul "parlare elegante" invece che sul "parlare preciso". Ma si sa: conta fare bella figura più che farsi capire. Cosa succederà in futuro? Non lo sappiamo ma non è lecito essere troppo ottimisti. Arriveremo a esprimerci soltanto a gesti? Così non faremo più errori. O forse useremo, come si dice oggi, nuovi codici comunicativi? Chissà chi lo sa? Intanto, chiedono i firmatari, serve un piano d’emergenza. Dalle elementari alle medie: dove occorrerà tornare a studiare l’ortografia e la grammatica. La scuola da sola però non basta: così come non bastano, da soli, i linguisti e gli esperti di cose pedagogiche.
La lingua, è bene ricordarlo, non è solo grammatica, ma logica, capacità di scegliere le parole giuste per il contesto giusto, e via di seguito. E soprattutto, non ci sono alternative, bisognerebbe tornare a leggere: anche se oramai il sessanta per cento dei giovani non lo fa. O meglio legge, ma non i libri né i giornali: solo messaggini e cinguettii. Consoliamoci, tuttavia. Anche la gloriosa, radiofonica "Costa dei barbari" chiamava Dardàno, nell’aprire le pagine del suo vocabolario della lingua italiana, il linguista Dàrdano. Tanto per dire che chi non ha peccati scagli la prima pietra…
12.02.2017


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