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Ma chi ama la patria
tutela il plurilinguismo
RENATO MARTINONI


Ci sono dei partiti, specie di "destra", qualcuno li chiama "nazionalisti", che amano profilarsi come sentinelle della patria. Per fare questo si impegnano nel difendere certi principi, criticando quelli che non la vedono come loro. Siamo noi, affermano, i paladini dei valori coltivati dai nostri padri. Chi non sta dalla nostra parte è un traditore. Questi partiti sgomitano per essere in testa a festeggiare il primo di agosto, magari sul praticello del Grütli. Pensano: Dio ci ha affidato una missione. Noi siamo i veri cittadini e gli altri sono una minaccia per la nostra identità.
Ma l’amore per la patria è solo questo? E che cos’è l’identità? Parrebbe facile rispondere e infatti c’è chi non ha dubbi. La patria è il luogo dove viviamo da generazioni. L’identità è il sentirci bene a casa nostra. Non senza ragione c’è chi ha risposto che la patria non è lo stare bene ma un sentire comune: è un plebiscito quotidiano. Altri aggiungono che questo sentimento deve fondarsi sulla conoscenza delle istituzioni. Senza però dimenticare il rispetto dell’ambiente. Sicché a scuola non andrebbe insegnata solo la civica ma anche l’ecologia. Per questo in classe occorrerebbe studiare, non il dialetto, come vogliono i buontemponi, ma una o due lingue nazionali. Si è veri patrioti quando si ama la patria, non la realtà locale. Ha osservato Benedetto Croce: l’amore della patria è il contrario del nazionalismo. Insomma, l’amor patrio non deve trasformarsi in esaltazione cieca (cioè piena di parole vuote e di luoghi comuni). Anzi, dovrebbe quasi essere implicita nel programma di ogni partito la volontà di difendere i valori e i principi del paese in cui viviamo. Non è sempre del tutto chiaro tuttavia ciò che vuol dire difendere i valori e i principi della patria. Qualcuno li vede nella tradizione, e rischia non di rado (ancorché la tradizione è un valore da rispettare, quando la si coltiva senza farneticazioni), di avventurarsi in vicoli ciechi.
Curioso poi che proprio i partiti che si dicono più sensibili ai valori della patria (l’Udc è uno di questi: tanto che imposta la proprie campagne sui pericoli veri o presunti cui la patria va incontro) scelgono a volte di allontanarsene. L’Udc ha votato per esempio contro le lingue nazionali e a favore dell’inglese. Lo ha fatto nel parlamento di San Gallo qualche anno fa (se l’italiano nelle scuole si è salvato è grazie a tutti gli altri partiti che si sono coalizzati contro questa politica scellerata). Lo ha rifatto di recente, con altri, nel Canton Turgovia. Viene allora da chiedersi se la patria sia un’idea, una storia, una tradizione, un plebiscito quotidiano. Oppure una somma di buoni propositi. Sfoderati a seconda delle convenienze.
14.05.2017


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