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Uno sparatore solitario
e le lobbies delle armi
RENATO MARTINONI


Quella di Las Vegas è stata una strage, l’ennesima, commessa contro persone innocenti che avevano l’unica "colpa" di stare insieme per godersi un concerto di musica. Basta oramai questo, in una società profondamente malata, per sentirsi in dovere di punire gli altri, cioè gli avversari, gli apostoli del diavolo, solo perché stanno passando un’ora di svago e quindi appartengono al mondo scandaloso e odiato degli "infedeli".
Non è terrorismo, si è affrettato a precisare il Presidente degli Usa. Non è una bella consolazione? È solo stato un lupo solitario, un pensionato, di professione contabile e immobiliarista, gentile e riservato dicono i conoscenti, che per motivi suoi (sarà stato frustrato? avrà perso troppi soldi nei casinò? avrà litigato con la morosa?) ha deciso di farsi giustizia da solo. Senza però urlare: "Dio è il più grande". Messa pertanto da parte con grande sollievo la questione del terrorismo islamico, il Presidente si è affrettato a esaltare il coraggio dei poliziotti. Grazie alla loro prontezza, ha detto, grazie alla loro dedizione, si è evitata una strage di dimensioni ancora più grandi. Il numero dei morti e dei feriti poteva essere maggiore. Cosa possiamo pretendere di più?
In realtà a Trump interessava in primo luogo che non si tirasse in ballo un’altra questione. Quella delle armi, che negli Stati Uniti si possono comperare come le noccioline e si tengono in casa come fossero dei giocattoli. L’autore della strage, un "pazzo", così lo ha definito il Presidente americano, scaricando su un solo capro espiatorio tutto il barile delle responsabilità, ne possedeva un arsenale. Più di quaranta, fra pistole e fucili. E un bel numero ne aveva anche portate, chissà come, nella stanza dell’albergo da cui ha sparato all’impazzata contro tante persone innocenti. Ma, ecco il problema, era solo uno "squilibrato" e ora che l’hanno "suicidato", le brave forze dell’ordine, la questione è risolta. Si è trattato di un caso isolato che nulla ha a che vedere con una quantità scriteriata di armi in circolazione, e neanche con gli interessi delle lobbies che lottano su tutti i campi, a cominciare da quello politico, per continuare a produrre armi e a metterle in vendita come fossero caramelle. La colpa, pertanto, è di nessuno. La tenda, davanti al palcoscenico, si chiude con degli eroi (i poliziotti), evviva, dei sospettati prosciolti (i fabbricanti di armi), evviva, un matto (l’autore della strage), che il diavolo se lo tenga ben stretto fra le sue grinfie, e tante famiglie il cui dolore verrà al più presto dimenticato (almeno dai media e dalla gente che ha ben altre cose a cui pensare). Siamo in guerra e a contare è la lingua dei soldati. Non quella degli uomini.
08.10.2017


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