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Gli svizzeri tedeschi
e la nonna italiana
RENATO MARTINONI


Un’inchiesta fatta nella Svizzera tedesca rivela un inatteso amore dei nostri compatrioti germanofoni, specie quelli giovani, per tutto ciò che sa di Italia. Alcuni si spacciano per italiani senza neanche esserlo. Altri provano invidia per i cosiddetti "secondos" e per i "terzos", cioè i figli di seconda e di terza generazione. Altri ancora tirano in ballo la bisnonna emigrata dal Belpaese per avere un appiglio e potersi dire un poco italiani. C’è persino chi si fa tingere di nero i capelli per simulare un’aria "mediterranea". Le ragazzine, sembra, apprezzano molto. Essere italiani, per il mondo nordico, vuol dire avere temperamento, amare la "dolce vita", essere simpatici, sapersela godere.
Per questo c’è anche chi si presenta sui "social" spacciandosi per italiano. Anche se in realtà è un bernese-doc e conosce soltanto qualche parola da snocciolare per l’occasione: "ciao", "amore", "pizza", "spaghetti napolitana". Alla domanda (fatta per davvero): "Se un’analisi del Dna dovesse rivelare che nel tuo sangue c’è una piccola goccia d’Italia, tu come reagiresti?", è stato risposto in genere: "Sarei contento (o contenta) di questa felice scoperta". "Andrei in giro a testa alta". Perfino un conservatorissimo uomo politico dell’Udc ha ammesso alla televisione di ammirare le feste familiari che si fanno nelle case d’Italia. Con il codazzo chiassoso di parenti, zii, cugini, genitori, figli e nipoti, che in certe occasioni siedono intorno al tavolo per fare insieme una bella allegria. Intanto in cucina la nonna prepara la pastasciutta e il nonno stappa il fiasco. In un’epoca in cui la famiglia è sempre più allo sfascio, l’Italia pare essere il paese che meglio resiste a questo cattivo andazzo.
Sono passati gli anni del razzismo anti-italiano, delle iniziative contro l’inforestierimento, incentrate sull’immigrazione, delle parole "Tschingg", "Polentafresser", "Spaghettifresser" dette con disprezzo. Mangiare spaghetti, polenta o pasta e fagioli è anzi diventato un trend assai gradito sulle tavole elvetiche. Amano l’ordine, la puntualità e la serietà, gli Svizzeri. Ma condiscono volentieri queste virtù con ingredienti "italiani": la gioia di vivere, la passione, i sentimenti espressi, l’emozionalità. Essere un "Italo" è oramai diventato un pregio. E più ci si allontana dal confine meridionale del nostro paese, più questo fenomeno sembra diffondersi a macchia d’olio. C’è da rallegrarsi di questo modo di guardare all’Italia. Peccato che esso si scontri giornalmente con un quadro, quello offerto dal mondo politico romano, che più triste di così non si può. Fortuna che agli Svizzeri, più che i mali perversi dell’Italia, interessa l’Italia. Quella più vera. Quella che resiste.
15.04.2018


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