Fogli in libertà
Serve dialogo con l'Ue
e non gesti populistici
RENATO MARTINONI


È presto per dire se il cambiamento del governo italiano porterà a un mutamento nei rapporti fra il Belpaese e l’Unione europea. Un primo segnale di distensione però si è già visto e, pur con la prudenza necessaria, vale la pena di spenderci sopra qualche considerazione. È comparsa sul mare un’altra nave piena di naufraghi e nessuno si è intestardito nel ripetere i soliti mantra: "i porti sono chiusi", "vadano da un’altra parte", "l’Italia agli italiani". La Germania si è detta disposta ad accogliere un quarto dei profughi e la Francia un altro quarto. Malta farà la sua parte e il rimanente resterà in Italia o verrà assegnato, se qualcuno sarà solidale, ad altri Stati europei.
Raccontata così la cronaca può essere letta in vari modi. Sarebbe ingenuo pensare che, cambiate le cose, sia mutata per davvero la situazione. Ce ne vorrà prima di poter concludere che l’atteggiamento dell’Europa, riguardo all’immigrazione, è meno menefreghista rispetto a poche settimane fa. Si potrebbe anzi pensare che l’apertura europea sia una provocazione nei confronti del precedente Ministro dell’interno italiano e delle sue quotidiane spacconate. La generosità improvvisa dell’Europa sarebbe allora una spallata ai sovranismi e ai primanostristi. Un fatto comunque è certo. Si vuole mostrare che il dialogo pacato serve, eccome, e che i testa a testa cocciuti non portano da nessuna parte (se non all’illusione di poter fare da soli. Immaginarsi, basta vedere cosa ha combinato il governo italiano "gialloverde", quello del "cambiamento"…)
Ci vuole ben altro, insomma, che una generosa apertura dell’Europa verso l’Italia per tirare conclusioni anche provvisorie. Ma sarebbe altrettanto sbagliato non cercare qualche possibile spiegazione che vada oltre le euforie degli alcuni o le rabbie degli altri. La prima cosa che si può pensare è che il dialogo serve, anzi è indispensabile. E che il sud deve imparare a conoscere il nord e deve sapere che non è con le minacce di piazza che si possono fare dei veri passi avanti o ottenere qualcosa di concreto. Chi frequenta i paesi del nord sa benissimo che nessuno mai in politica (al di fuori dei sovranisti e tranne in epoche che c’è da sperare non tornino più) urla, minaccia, spara a zero su tutto e su tutti. Il populismo paga solo a breve termine e serve a far contenti i creduloni che spesso, oltre a essere creduloni, si illudono che basti poco, una minaccia, una pacca sulla spalla, la mano sul cuore, un rosario in mano, per arrivare lontano. Insomma, il bullismo di quelli che si illudono di governare il mondo, riunendosi sui prati, sventolando vessilli e urlando minacce e improperi non porta a nulla. Anzi, si spegne come un fiammifero quando la festa è finita.
22.09.2019


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