Fogli in libertà
Dopo non ci saranno
tempi migliori
RENATO MARTINONI


Si sente spesso dire che, dopo la pandemia, "nulla sarà più come prima". Che i signori Menefrego e Meninfischio saranno scomparsi dalla faccia della terra. Portati via dal malefico morbo. E spariranno coloro che la pensano, parlano e agiscono come loro. Tutti avranno imparato la lezione. Il mondo diverrà migliore. Quale miracolo! La gente sarà più onesta o, se non altro, meno birbona. Tutti saranno diventati previdenti. Non ci si accapiglierà più a ogni piè sospinto per delle bazzecole. La si smetterà di usare parole vuote, buone soltanto per fare bella figura o per ammaliare i creduloni. Spariranno i discorsi ipocriti e bugiardi. Ognuno avrà imparato, se non a rispettare la grammatica, a mettere in funzione il cervello avanti di aprire la bocca.
C’è chi dice di più. "Il mondo sarà diverso". Cosa vuol dire diverso, però, nessuno lo sa. E neanche sa in che modo e perché sarà diverso. Basteranno la paura e soprattutto le tragedie perché nulla sia più come prima? A parte il fatto che un cambiamento può avvenire nel bene oppure nel male, ci sarebbe da sperare che, se nulla sarà più com’era, le cose debbano essere certo migliori. E se invece fossero peggiori? Se l’esperienza, le sofferenze, la mancanza di libertà (nel muoversi, nell’andare a fare shopping, nel relazionarsi, nello svagarsi), portasse l’uomo a incattivirsi anziché a diventare più saggio? A farsi ancora più egoista, in barba alle scene commoventi della gente chi si affaccia ai davanzali delle finestre e sui balconi per scambiarsi un saluto, un augurio, o per cantare insieme una canzone? Magari l’inno nazionale?
C’è da pensare con molti buoni motivi che, in realtà, nulla cambierà. Che, a parte il peso di un’esperienza che avrà bisogno di qualche mese per essere elaborata, dopo, tutto sarà ancora come prima. (Quando in un luogo succede un evento drammatico, un attentato terroristico, uno tsunami, per qualche po’ non si vede in giro un turista. Ma un anno più tardi tutto è tornato com’era). C’è da credere che i signori Menefrego e Meninfischio continueranno a imperversare: alla tivù, per le strade, sui "sòscial". Che pochi avranno imparato la lezione. Che il mondo non sarà migliore né peggiore. Gli onesti e i birbanti continueranno a convivere. Molte promesse, a partire dalla necessità di dare più soldi alla sanità, verranno presto scordate. Il mondo continuerà ad accapigliarsi per un nonnulla. Le chiacchiere vuote risuoneranno come prima. Il cervello comincerà a funzionare dopo, molto dopo, che le parole saranno uscite dalla gola. Della pandemia rimarrà per un po’ la memoria, questo sì, e ognuno farà di essa il conto che vorrà. Ma non resterà, purtroppo, un insegnamento vero. Che valga più di due soldi in croce.
22.03.2020


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