Fuori dal coro
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Per l'Osservatorio
autonomia a rischio
GIÒ REZZONICO


Una delle maggiori difficoltà dell’uomo di oggi nei confronti della società in cui vive consiste nel capire i cambiamenti in atto e quindi quale direzione sta prendendo la nostra vita sociale. E questo soprattutto perché i mutamenti avvengono sempre più rapidamente e i problemi da risolvere diventano più complessi. Ebbene, il nostro cantone ha la fortuna di poter disporre di un istituto, l’Osservatorio della vita politica regionale, con sede all’Università di Losanna, che fornisce regolarmente studi molto interessanti sui cambiamenti che avvengono nella nostra piccola società. Il costo a carico del Ticino per questa collaborazione è di 300mila franchi all’anno, di cui 100mila finanziati dalla Confederazione. Si tratta di una cifra davvero modesta per il contributo che si riceve in cambio. Eppure questo servizio è in pericolo. Apparentemente per alleggerire il budget delle spese cantonali, ma le ragioni vere sembrano invece più profonde e hanno a che fare con la nostra "cultura" politica. Ma prima di esaminare il perché di questa minaccia è forse opportuno spiegare più chiaramente di che cosa si occupa l’Osservatorio. Dal 2011, ossia da quando è stato trasferito a Losanna, dopo essere nato in seno all’Ufficio ticinese di statistica, l’istituto analizza il voto dei ticinesi per il rinnovo del Consiglio di Stato e del Gran consiglio e in occasione di votazioni popolari importanti, come ad esempio per "Prima i nostri" e per il canone Ssr; ha pubblicato studi sulle opinioni e il gradimento dei cittadini verso le aggregazioni comunali. Inoltre, sono numerose le ricerche sui partiti politici, sulle campagne e sul personale politico, come quella in corso di svolgimento, che confronta Lugano, Zurigo, Losanna e Lucerna, finanziata dal Fondo nazionale per la ricerca scientifica.
I politici nostrani dovrebbero dimostrarsi molto interessati a disporre di analisi di questo genere ed in effetti Oscar Mazzoleni, direttore dell’Osservatorio, riconosce che molti lo sono. Altri invece paiono infastiditi dalle analisi proposte dall’istituto, forse perché non credono nell’esame scientifico dei risultati elettorali, o più probabilmente perché non si confrontano volentieri con la realtà e preferiscono illudersi che la società sia ancora come loro se la immaginano o vorrebbero che fosse. Infastidisce inoltre l’autonomia intellettuale e di ricerca di cui gode l’istituto inserito in un ambito accademico. E probabilmente, per esperienza personale di chi scrive, questa autonomia non irrita solo i politici, ma anche alcuni alti funzionari che non vedono di buon occhio l’intromissione di studiosi esterni nella loro sfera di attività.
C’è davvero da sperare che in marzo, quando dovrà essere confermata o meno la collaborazione con l’Università di Losanna per l’Osservatorio, prevalga l’interesse comune e non l’ostilità al progetto di alcuni politici e funzionari.
10.09.2017


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