Fuori dal coro
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Non mettiamo in crisi
anche le radio e la tv
GIÒ REZZONICO


Dopo i sondaggi delle ultime settimane il timore che l’iniziativa "NoBillag passi è reale. Comporterebbe la chiusura della Rsi, della Ssr e molto probabilmente della maggior parte delle emittenti ticinesi, radio e tv private: TeleTicino, Radio3i e Radio Fiume Ticino. Quali sarebbero le conseguenze per il cantone? Nelle tre regioni della Svizzera verrebbe a mancare un’emittente nazionale, che ha come compito principale quello di salvaguardare la coesione culturale del nostro Paese. Sarebbe un duro colpo per la solidarietà tra le tre regioni linguistiche e di conseguenza per la democrazia. I favori dei telespettatori si rivolgerebbero ulteriormente verso le emittenti straniere. E questo avverrebbe in un momento in cui gli editori privati sono in grande difficoltà. Ognuno si renderà infatti conto ogni giorno, sfogliando i giornali, di quanto la pubblicità sia sempre più scarsa, mettendo a dura prova la sopravvivenza di molti di loro. D’altra parte l’informazione gratuita digitale è sempre più diffusa, con tutti i pericoli che comporta: notizie tendenziose, diffuse da chi ha interesse a sostenere determinate tesi, o addirittura false. Questa situazione fa sì che l’informazione indipendente garantita dagli editori privati sia in forte crisi, una situazione di cui non si conoscono gli sviluppi. Non potrebbe quindi esserci un momento più inopportuno per privarci anche delle emittenti nazionali finanziate dal canone radiotelevisivo.
Ciò che più sorprende è che a sostenere l’iniziativa "NoBillag" sia proprio la destra populista rappresentata in Ticino dalla Lega e da buona parte dell’Udc. Proprio coloro che vorrebbero una Svizzera chiusa oltre misura dentro i propri confini spalancano le porte alle emittenti estere private. Un’incongruenza che non finisce qui se si pensa che in Ticino la chiusura della Rsi comporterebbe la perdita di 1700 posti di lavoro, tra impieghi diretti e indotti. Sono proprio coloro che hanno lanciato un’altra iniziativa populista come "Prima i nostri" a mettere a repentaglio tanti impieghi qualificati occupati da ticinesi. E se ancora una volta fosse il resto della Svizzera a salvarci e a respingere la "NoBillag"? A fronte di circa 60 milioni di canone versati dai cittadini ticinesi, la Rsi ne riceve annualmente oltre 200 grazie alla solidarietà nazionale per poter garantire programmi equivalenti a quelli delle altre regioni elvetiche. Ebbene, se l’iniziativa venisse respinta nel resto della Svizzera ma passasse in Ticino, alcune centinaia di posti di lavoro occupati dai "nostri" sarebbero in pericolo. Perché le altre regioni dovrebbero privarsi, a favore del Ticino, di parte dei soldi versati dai loro cittadini se i ticinesi desiderano sopprimere la Rsi?
17.12.2017


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