Fuori dal coro
Immagini articolo
La difficile verità
dei media digitali
GIÒ REZZONICO


Dopo una settimana di dichiarazioni e titoli sui giornali che ricordavano gli anni della guerra fredda, nella notte tra venerdì e sabato gli Stati Uniti, appoggiati da Gran Bretagna e Francia, hanno attaccato la Siria. La spedizione punitiva di Trump è motivata dal supposto utilizzo da parte dell’esercito siriano, con la compiacenza dei suoi alleati russi, di armi chimiche. Obiettivo dei bombardamenti sembra fossero proprio i depositi dove venivano realizzate e custodite queste armi micidiali. Molti di noi si chiedono se il "presunto attacco chimico" di cui hanno parlato i media sia una realtà. Come non pensare a quanto è accaduto nel 2003, quando l’opinione pubblica mondiale fu ingannata con immagini false per giustificare l’intervento in Iraq contro Saddam? È più che lecito porsi questa domanda. Eppure nei giorni scorsi abbiamo letto e sentito testimonianze di persone che hanno constatato con i loro occhi gli effetti dell’uso di armi chimiche in Siria. Abbiamo visto anche le immagini. Allora ci si chiede: quelle fotografie saranno vere? Quelle testimonianze sono state costruite dai servizi segreti per depistare la verità? E poi: l’attacco è stato perpetrato veramente dai siriani, oppure da altri per mettere in cattiva luce la Siria ed i suoi alleati? Sappiamo che Trump è sotto assedio per l’inchiesta sul Russiagate. Quale stratagemma potrebbe essere migliore, per dimostrare che il Russiagate è una montatura, di quello di mostrarsi intransigente verso Mosca? Fantapolitica? Forse. Non sappiamo se queste supposizioni possano avere un fondamento oppure no.
Ma siamo però purtroppo autorizzati a porci queste domande, perché ormai sappiamo che le notizie da cui siamo bombardati sono spesso false e costruite per ingannarci, come spiega bene Marcello Foa nel suo libro fresco di stampa "Gli stregoni della notizia. Atto secondo" (Guerini e associati editore). E queste informazioni sono di due tipi. Il primo riguarda la narrazione di fatti effettivamente accaduti, come i morti ammazzati dalle armi chimiche, proposta da giornalisti spesso in buona fede. Descrivono ciò che vedono dopo essere magari stati tratti in inganno. Il secondo concerne notizie assolutamente inventate e diffuse in cattiva fede da esperti della comunicazione per influenzare le nostre opinioni. Come fa il cittadino a difendersi di fronte a tante menzogne? La domanda è davvero inquietante, ma porsela è fondamentale. Anche la maggior parte dei giornalisti di fronte a queste realtà è impotente e può solo tentare di scavare per scoprire la verità, ma, lo sappiamo, spesso non c’è il tempo o mancano i mezzi. La manipolazione dell’informazione è un problema che è sempre esistito, ma la comunicazione digitale la rende più facile.
15.04.2018


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