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GIÒ REZZONICO


Uno degli scopi del viaggio negli Stati Uniti descritto a pagina 26 era quello di scoprire i capolavori degli impressionisti francesi di cui i musei d’arte americani sono ricchissimi. Se così tante opere di valore sono finite oltre Oceano è grazie all’apertura di idee di questo nuovo mondo. I collezionisti americani, a fine Ottocento, dimostrarono infatti di apprezzare i profondi cambiamenti artistici proposti in Francia, che furono all’origine della pittura contemporanea tanto cara agli americani. Qualche anno fa abbiamo visitato Aix-en-Provence, città natale di Paul Cézanne, l’artista che forse più di tutti ha creato questo ponte tra il passato e il presente. Ebbene, nel museo cittadino non è conservata nemmeno una tela del grande maestro, mentre nella sola Barnes Foundation di Philadelphia si possono invece ammirare ben 59 sue opere, rappresentative di tutti i suoi periodi evolutivi.
Mentre gli impressionisti erano derisi in Francia, i collezionisti americani seppero intuire il grande potenziale di novità che si sprigionava dalle loro opere. Fatto sta che nei musei di Washington, di Philadelphia e di Pittsburgh, accanto ad altre opere di grandissimo pregio, si possono ammirare una miriade di capolavori degli impressionisti. La Barnes Foundation possiede, oltre ai Cézanne, ben 180 Renoir. Anche la Phillips Collection di Washington è ricchissima di capolavori di questo periodo e conserva uno dei dipinti più famosi di Renoir, la "Colazione dei Canottieri" del 1881. Alla National Gallery of Art di Washington, accanto a capolavori di ogni epoca, tra cui uno splendido Leonardo (unico negli Stati Uniti), si trova forse la più bella rappresentazione dei girasoli di Van Gogh.
Ma se non si può che provare ammirazione per questa apertura di idee nell’ambito artistico, non può invece che sorprendere la chiusura dimostrata da questo paese in campo razziale. Ed è un altro museo della capitale, quello dedicato alla storia e alla cultura afroamericane, che più di tutti ci ha colpito e ci ha fatto riflettere sulle contraddizioni degli Stati Uniti. Grazie all’uso straordinario di mezzi multimediali, la visita permette di vivere il dramma razziale americano dagli albori della schiavitù, importata in America dalle potenze coloniali, fino alla liberazione degli schiavi proclamata da Lincoln nel 1863; dalla successiva segregazione fino al Civil Right Act decretato da Johnson nel 1964. Per giungere ai giorni nostri che vedono questa piaga sopravvivere e addirittura rinvigorirsi soprattutto negli stati del sud.
07.07.2019


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