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Fuori dal coro
La confusione di chi parla
di libertà e democrazia
ANDREA GHIRINGHELLI


Di libertà discutono tutti, ma c’è confusione. C’è chi contesta le misure anticovid perché ritenute un attentato alla libertà personale: sono quelli che considerano la libertà un privilegio individuale a prescindere dagli altri. L’etimologia del termine evoca amicizia e solidarietà, ma i negazionisti non concordano: esibiscono un pensiero corto, corredato con una serie di idiozie sul "contagio che non c’è" e sulle "cospirazioni occulte". Oscar Wilde consigliava di non discutere con gli idioti: ti trascinano al loro livello e ti battono con l’esperienza!
A stupire sono piuttosto le meditazioni ad alta voce di alcuni prominenti che non negano il contagio ma rifiutano a priori le restrizioni perché "mortificano la libera scelta individuale ". Suggerirei loro di riandare al 1789: allora gli estensori della famosa Dichiarazione dei diritti avevano in chiaro che "La libertà consiste nel fare tutto ciò che non nuoce agli altri" e che i confini invalicabili "sono determinati solo dalla Legge". Come a dire che la libera scelta individuale è condizionata dal rispetto degli altri. Così nel nostro caso: certe temporanee limitazioni alla libertà imposte dallo Stato di diritto (al netto della confusione di questi giorni) sono necessarie per tutelare la comunità intera. Giorgio Gaber ha letto Rousseau e conclude che "La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione": ossia un valore che non regge senza la condivisione.
L’altra parola maltrattata e storpiata è democrazia: è soprattutto la destra populista che la usa per insidiare lo Stato liberaldemocratico. Per la destra populista, nemica di ogni forma di pluralismo, la vera democrazia equivale a un regime in cui la volontà del popolo (ossia del leader) si pone al di sopra di tutto, anche delle libertà fondamentali, e lo Stato liberaldemocratico è da abbattere perché limita la sovranità popolare. Così la pensano i paladini delle "democrazie illiberali" (leggi: dei regimi autoritari) che del contagio spesso approfittano per ridurre i diritti di libertà e giustificare i pieni poteri.
E così, mentre le democrazie liberali prevedono restrizioni temporanee per contenere il contagio, nei regimi illiberali le restrizioni servono per eliminare una volta per tutte le libertà: gli Orbàn di turno sfruttano il disorientamento e la paure dei cittadini per minare lo Stato di diritto già messo a dura prova dai narcisisti perversi alla Trump. Obiettivo: sostituire sé stessi alla costituzione.
21.11.2020


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