Viaggio fra le norme e le leggi che stridono con il diritto
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Il "Ticino dell'illegalità"
della politica e dei partiti
MAURO SPIGNESI


È il Ticino dell’illegalità. Quello che parte da principi nobili, come la sacrosanta lotta al dumping salariale e alla concorrenza sleale o il tentativo di allentare la pressione sul traffico, e finisce per deragliare andando a sbattere sul muro delle regole giuridiche violate. Dall’albo degli artigiani alla legge sui parcheggi, sino all’ultima proposta approvata dal Gran consiglio, il controllo sistematico dei permessi di lavoro. Quelle che per molti sembrano conquiste sociali rischiano di ridursi a uno strappo politico, in contrasto tuttavia con il diritto superiore e i trattati internazionali. Come, per fare un altro esempio, la richiesta - poi abbandonata - del certificato del casellario giudiziale per i permessi degli stranieri.
"C’è una preoccupante semplificazione della realtà - spiega lo storico Andrea Ghiringhelli -, frutto di questo clima di chiusura. Di questo integralismo che accomuna un po’ tutta la politica e ha coinvolto anche i partiti storici. Oggi ogni problema viene trattato come un’emergenza e si cercano risposte anche a costo di infrangere la legge". Per Ghiringhelli, in questa muscolosa tentazione ticinese di sfidare Berna e Bruxelles, c’è una politica dei proclami dove non è tanto importante raggiungere l’obiettivo ma dare l’impressione all’elettore che si faccia qualcosa per affrontare i problemi. Poi, se l’iniziativa naufraga, la colpa è del diritto superiore o di chi, nemico della volontà popolare, ha voluto firmare accordi internazionali che lasciano pochi spazi di manovra. "È una tendenza che va avanti da diversi anni - ammette il consigliere di Stato Christian Vitta -. Spesso, di slancio, si supera un limite per trovare soluzioni su questioni importanti. Senza tenere conto delle implicazioni legali. D’altronde non è sempre facile coniugare le diverse esigenze, compresa quella di rispettare il diritto superiore". Sull’ultima proposta, quella dei controlli dei permessi di lavoro, Vitta tuttavia sottolinea che "noi del governo abbiamo messo in guardia il Parlamento sui seri rischi di illegalità".
Resta il fatto che l’albo degli artigiani affronta una lenta agonia, messo in crisi da una prima sentenza del tribunale amministrativo che ha accolto il ricorso (ne sono stato presentati diversi, compreso quello della Seco) di un’azienda e con gli incassi della tassa d’iscrizione bloccati su richiesta del Consiglio di Stato. La legge sui parcheggi, approvata in parlamento il 14 dicembre 2015 dopo aver superato lo scoglio del voto lo scorso 5 giugno, è stata congelata in attesa che il Tribunale federale entri nel merito dopo aver concesso l’effetto sospensivo. Ora il parlamento ha approvato il controllo sistematico dei nuovi permessi. E già, da parte delle organizzazioni economiche e imprenditoriali, si parla di palese illegalità. Senza contare, poi, sui paletti posti da Berna alle modifiche alla Costituzione ticinese introdotte con l’iniziativa popolare "Prima i nostri", che lasciano un risicato, davvero sottile margine di manovra.
"Il diritto superiore va sempre rispettato - osserva l’economista Sergio Rossi -. Invece di approvare norme non conformi, almeno per quelle che riguardano l’economia, bisognerebbe rovesciare la prospettiva. Andare in un’altra direzione, perché se c’è un problema di dumping invece di penalizzare chi cerca legittimamente lavoro andrebbero sensibilizzati gli imprenditori. Facendo capire loro che chi investe sul nostro territorio deve avere una responsabilità sociale, deve offrire salari dignitosi, con contratti giusti e legali, perché poi il lavoratore spende, c’è una ricaduta per tutti e si stimola un’economia sana. Altrimenti è meglio che queste imprese vadano via".

mspignesi@caffe.ch
04.02.2018


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