Meno fermi alla frontiera e meno migranti nei centri
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Ma questa non è più
una terra per asilanti
MAURO SPIGNESI


Non ci sono più gli accampamenti improvvisati alla stazione di Como con i gruppi di profughi in attesa di passare la dogana di Chiasso per entrare nella Confederazione. Il Ticino, e lo dicono i numeri, non è più una terra d’asilo. Né di approdo, né di transito. Il picco di presenze "stabili" è stato registrato alla fine del 2015, con 1.112 "attribuzioni", cioè la quota di stranieri assegnata dalla segreteria di Stato della migrazione in attesa di una decisione della Confederazione in seguito alla presentazione di una domanda di asilo politico. Domanda che viene formalizzata sin dall’ingresso in un Centro di registrazione e procedura.
Da allora il numero di stranieri in fuga da guerre e persecuzioni giunti in Ticino si è ridotto, anzi si può tranquillamente dire che si è praticamente dimezzato passando appunto da mille a 458 nel 2017. A fine aprile, inoltre, le nuove "attribuzioni" in Ticino erano 98. Gli "anni caldi" dell’emigrazione che premeva alle porte dell’Italia, della Grecia e di altri Paesi europei e aveva inevitabili riflessi anche nella Confederazione, sembrano alle spalle. A metà aprile il Ticino nei suoi tre centri collettivi cantonali ospitava 306 richiedenti l’asilo (62 di loro sono minorenni non accompagnati), su 385 posti disponibili. In quattro pensioni (un terzo rispetto a qualche anno fa quando nei piccoli hotel trovavano un tetto anche 300 persone), poi, hanno trovato una sistemazione 54 stranieri, buona parte in attesa di accedere ai centri e iniziare il percorso di integrazione.
Chi fa richiesta d’asilo, sul territorio può contare su quattro edifici messi a disposizione dall’Amministrazione cantonale e gestiti dalle associazioni, come la Croce rossa. A cominciare dalla sede della Protezione civile di Camorino che ha 70 posti (può arrivare a 100 in periodi straordinari). La struttura di Paradiso ha invece 120 posti, oltre uno spazio per i ragazzi sino a 15 anni (alcuni frequentano la scuola di Barbengo). A Cadro, il centro Ulivo può dare alloggio ad un massimo di 174 migranti. Castione, invece, ha un "foyer" di 21 posti che si occupa di assistere i minorenni non accompagnati; alcuni di loro seguono l’apprendistato grazie a un accordo con la Divisione della formazione professionale.
Idealmente, per una questione di qualità della vita, nei tre centri l’occupazione dovrebbe essere attorno all’80%, vale a dire 310 persone. Dunque il Ticino è in linea con questa esigenza, visto che in totale, appunto, a fronte di una capacità ricettiva di 384 posti ha una occupazione oggi di 306 asilanti, di cui 62 sono minorenni non accompagnati. Poi c’è il Centro federale d’asilo temporaneo di Losone, nell’ex-caserma San Giorgio, con la possibilità di ospitare sino a 300 stranieri (vedi articolo a fianco).
In calo anche i numeri del Centro unico temporaneo per i migranti in procedura di riammissione semplificata in Italia di Rancate. Qui il tetto massimo di ospiti è stato raggiunto, secondo i dati forniti dallo Stato maggiore cantonale dell’immigrazione, domenica 8 aprile con appena 16 presenze. Nello stesso mese ci sono stati quattro giorni in cui la struttura è rimasta vuota. A febbraio, il centro aveva registrato una occupazione media di 8 persone. Dal 1° settembre 2016 al 31 dicembre 2017, Rancate ha registrato 10.830 pernottamenti
La tendenza che si è affermata in Ticino negli ultimi anni è simile a quella a livello nazionale. In aprile sono state presentate in Svizzera 1.255 domande d’asilo, ossia 26 in meno del mese precedente. In calo, infine, anche i soggiorni illegali, passati dai 48.838 casi constatati nel 2016 dal Corpo delle guardie di confine ai 27.300 del 2017.

mspignesi@caffe.ch
03.06.2018


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