L'aquila di Xhaka e Shakiri riaccende un'annosa polemica
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prese a pallonate
ANDREA STERN


Mani incrociate, pollici sovrapposti e dita divaricate. Il gesto dell’aquila, chiaro richiamo alla bandiera albanese, è stato vietato dall’Associazione svizzera di calcio (Asf) già nel novembre 2014. "Ognuno può festeggiare come vuole, quando gioca nel proprio club. Ma qui siamo in Nazionale e cose del genere non devono accadere", disse allora Xherdan Shaqiri. "Sono d’accordo al 100% e per fortuna la questione è chiusa", gli fece eco Valon Behrami, che l’aquila bicefala se l’è addirittura tatuata sulla pelle.
Promesse da marinai. Poiché venerdì sera entrambe le reti della Svizzera contro la Serbia sono state festeggiate con il discusso gesto. "Le esultanze di Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri sono chiaramente inaccettabili -sostiene il politologo Nenad Stojanovic, anch’egli proveniente dai Balcani, sponda bosniaca -. Forse volevano essere una risposta alle provocazioni da parte serba nei giorni precedenti la partita. Ma sono una risposta sbagliata. A maggior ragione se si considera la delicatezza del contesto specifico. Sarebbe ora di smetterla di provocarsi a vicenda".
Le questioni identitarie fanno però da sempre parte del calcio, come sottolinea Pippo Russo, sociologo dello sport. "È inevitabile che determinati messaggi politici vengano fuori sul terreno di gioco - osserva -. I calciatori portano in campo sia le loro identità personali sia le identità collettive che rappresentano. Il calcio è inevitabilmente un fenomeno politico. Ma finché queste manifestazioni non trascendono in violenza, non vedo dove stia il problema. Non si puo vietare di esprimere la propria identità".
C’è tuttavia modo e modo, ribatte Stojanovic. "L’esibizione dei propri simboli in maniera provocatoria alimenta il nazionalismo, che è una piaga della società - sostiene -. Esiste un patriottismo sano, che è quello di chi va fiero del proprio Paese, delle sue istituzioni, del suo plurilinguismo, della sua multiculturalità. Ma c’è anche un nazionalismo pericoloso, indirizzato contro qualcuno. Quello che hanno messo in mostra Xhaka e Shaqiri con i loro gesti inopportuni".
Gesti ora al vaglio della Fifa, cui la federazione serba ha inoltrato un ricorso per denunciare il comportamento dei due calciatori elvetici. A Shaqiri, inoltre, viene rimproverato di aver giocato con la bandiera kosovara stampata sulla scarpa. La sanzione può andare dall’ammonimento alla squalifica. "Quelle di Xhaka e Shakiri sono state delle provocazioni inutili - riconosce anche il professor Renato Martinoni -. Ma nel calcio di gesti se ne fanno tanti e di parole ne volano tante. E la tensione a Kaliningrad era altissima, con gran parte dello stadio che fischiava la Nazionale, non in quanto svizzera ma per la presenza al suo interno di giocatori di origine kosovara". Più o meno inconsciamente, Xhaka e Shaqiri avrebbere quindi solamente voluto replicare all’ostilità nei loro confronti. "La Fifa potrebbe ammonirli, ma non si può escludere due giocatori per dei gesti di questo tipo - afferma Martinoni -. Io, li perdonerei".

astern@caffe.ch
24.06.2018


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