Il rapporto della Cpi distribuisce le "colpe" dello scandalo
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"Su Argo 1 il governo
ha delle responsabilità"
ANDREA STERN


Non solo il direttore del Dss Paolo Beltraminelli ma l’intero Consiglio di Stato ha delle responsabilità nello scandalo Argo1.  Lo scrive nero su bianco la Commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi) nel suo rapporto, che il Caffè è in grado di rivelare. Un rapporto al quale le persone coinvolte, una decina, hanno tempo fino a giovedì per presentare le proprie osservazioni. Poi verrà consegnato al governo. Oltre cento pagine che non analizzano solo il mandato diretto da quasi tre milioni e mezzo assegnato all’agenzia di sicurezza di Marco Sansonetti, ma la gestione del settore dell’asilo nel suo insieme.
La Commissione presieduta da Michele Foletti sostiene che nella gestione dell’emergenza migranti "il ruolo di governo è venuto meno". Nonostante le numerose sollecitazioni ricevute da parte del Gran Consiglio, evidenzia la Cpi, il Consiglio di Stato ha lasciato che la problematica venisse gestita unicamente a livello dipartimentale, "senza una concreta presa di consapevolezza governativa". Nessuno si è reso conto, prosegue la Cpi, che l’emergenza migranti "aveva una ampiezza e ripercussioni che travalicavano l’ambito operativo del Dss". La dimostrazione, secondo la Commissione, "che l’esecutivo continua a privilegiare una sorta di rinuncia di responsabilità, lasciando ai singoli dipartimenti il compito di risolvere problemi anche complessi".
La Cpi si dice inoltre perplessa sul fatto che il governo abbia accolto la richiesta di collocamento a riposo anticipato di Renato Scheurer, capo dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, impegnandosi a desistere dall’apertura di un’inchiesta disciplinare nei suoi confronti e rinunciando a far valere pretese di sorta. Le perplessità nascono dal fatto che la clausola sia stata sottoscritta prima della conclusione dell’inchiesta penale. Quindi prima che la giustizia avesse potuto valutare eventuali reati commessi da Scheurer.
Il governo ha sbagliato, dunque. Ciò non toglie che anche i singoli dipartimenti abbiano delle responsabilità. In primis il Dipartimento sanità e socialità diretto da Paolo Beltraminelli. Ma anche il Dipartimento delle finanze e dell’economia di Christian Vitta e il Dipartimento delle istituzioni di Norman Gobbi.
Per quanto riguarda Beltraminelli, la Cpi lo rimprovera di aver sottovalutato il problema e nel contempo sopravvalutato la capacità dei suoi collaboratori (vedi articolo in alto a destra). Nel rapporto si riconosce che Beltraminelli non ha avuto un ruolo attivo nella vicenda, ma che la sua passività ha permesso ai funzionari del Dss di gestire l’asilo in maniera totalmente irregolare per almeno 4 anni.
Tra i funzionari, quello che secondo la Commissione ha "le maggiori responsabilità" nello scandalo è Claudio Blotti, all’epoca capo della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie. Nei suoi confronti vengono espresse pesanti critiche, non solo per l’assegnazione del mandato diretto ad Argo1 ma anche per la gestione del settore dell’asilo nel suo insieme. Non ha vigilato sul rispetto delle leggi, sottolinea la Cpi, e ha usato la motivazione della situazione di emergenza per attribuire tutta una serie di mandati senza risoluzione governativa.
Severi rimproveri vengono mossi anche nei confronti di Renato Scheurer. La Cpi sostiene che ha gestito la vicenda con "approssimazione e superficialità", che si è sottratto ai propri compiti di vigilanza e verifica e che ha ritrattato delle affermazioni precedentemente fatte. E che, con l’accordo di Blotti, ha ripetutamente violato il regolamento sulle deleghe.
Un capitolo riguarda poi Renato Bernasconi, dapprima responsabile della Sezione delle finanze e dall’ottobre 2016 capo della Divisione dell’azione sociale, in sostituzione di Blotti. Nel suo primo ruolo viene biasimato per "tutta una serie di leggerezze e disfunzioni" che hanno permesso il pagamento di numerose fatture senza che vi fossero i necessari giustificativi. Nel secondo ruolo, tra le altre cose, di non aver avvisato Beltraminelli della vicenda di Bormio e dell’incontro avvenuto nel suo ufficio con Carmela Fiorini e Fiorenzo Dadò. E con Bernasconi si torna al Dfe, nella cui Sezione delle finanze "si sono riscontrate importanti negligenze". Anche in questa sezione, scrive la Cpi, si è vista "una mancanza di comunicazione gerarchica che ha favorito alcune disfunzioni nei procedimenti di controllo e vigilanza". Infine una bacchettata colpisce anche il Dipartimento delle istituzioni che, pur avendo collaborato nel trovare la disponibilità nei centri della Protezione civile, "non ha colto la portata del problema".

astern@caffe.ch
(8 - continua)
13.01.2019


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