Alcuni farmaci oncologici costano 80 volto il loro costo
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Il caro cancro
vale 1 miliardo
PATRIZIA GUENZI


Mentre tutti aspettiamo la cura miracolosa contro il cancro, il business delle aziende farmaceutiche diventa sempre più florido. Solo in Svizzera, per i medicinali antitumorali gli assicurati sborsano poco meno di un miliardo di franchi l’anno (esclusi quelli somministrati durante le degenze ospedaliere). Certo, la ricerca costa, oggi la terapia contro i tumori è super sofisticata, si chiama "medicina di precisione", propone farmaci intelligenti e su misura… Ciò non toglie che sapere che i prezzi di alcuni trattamenti sono pari a oltre 80 volte il loro costo di produzione fa una certa impressione.
Sulla pelle di 40mila persone che ogni anno in Svizzera si ammalano, Big Pharma lucra. L’oncologia è il (fiorente) mercato del futuro per il settore farmaceutico. Un settore dove la concorrenza è spietata, c’è la gara ad arrivare primi sul mercato con nuovi preparati. E mai come in questo caso il gioco vale la candela. In ballo, somme esorbitanti. Basti dire che in cinque anni i rimborsi dell’assicurazione sanitaria obbligatoria per questo tipo di terapie sono raddoppiati. Solo nel 2018 la spesa è aumentata di quasi il 40% (cifre Santésuisse). Anche del "caro cure" molto probabilmente si parlerà nella 15a Conferenza internazionale sui linfomi maligni, dal 18 al 22 giugno al Palazzo dei Congressi di Lugano (vedi a lato).
Tra i 15 trattamenti che più incidono sull’assicurazione di base, 4 preparati antitumorali sono commercializzati dal gruppo Roche di Basilea, uno dei leader del mercato mondiale e un paio dalla multinazionale svizzera Novartis. Il trattamento di un singolo paziente può anche superare i 100mila franchi. "Prezzi scollegati dai costi di produzione - reagisce l’oncologo Francesco Zappa, da sempre molto critico nei confronti di Big Pharma -. Fatico a credere che certi prezzi siano giustificati, visto che le fasi della sperimentazione oggi sono molto più rapide, gli effetti collaterali spesso si trovano mentre il farmaco è già sul mercato e quindi anche il periodo pre-clinico si è accorciato". Esistono farmaci da vent’anni sul mercato che hanno fruttato centinaia di migliaia di franchi ad una singola azienda e che continuano a vendere. "Se i prezzi di produzione fossero realmente giustificati - riprende Zappa - non si spiega perché allo scadere del brevetto l’azienda, di colpo, fa gli ‘sconti’ per restare concorrenziale con i generici. Ha lucrato più che ha potuto, vien da dire".
Concetto dimostrato anche da un recente servizio della Rts, "Mise au Point", che ha fatto due conti in tasca alla Roche: 1 flacone di Herceptin (valore 50 franchi) nel 2018 è stato venduto in Svizzera a 2’095, quaranta volte il suo costo. Inoltre, stando a cifre inedite ottenute dalla Rts da Curafutura, in cinque anni i rimborsi dell’assicurazione di base per gli antitumorali sono passati da 603 a 931 milioni di franchi all’anno. "Il loro obiettivo è il guadagno - dice Zappa -. Lo conferma l’iperattività della ricerca. L’arrivo di un nuovo farmaco è sempre più a rischio perché altre aziende lavorano sullo stesso principio e i preparati entrano sul mercato spesso in contemporanea". Farmaci con una vita sempre più breve, dunque. "Quelli cosiddetti intelligenti sono in preda ad un delirio di produzione che fa male alle tasche della sanità". Anche secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) i prezzi elevati hanno generato guadagni ben superiori ai costi di ricerca. Per ogni dollaro investito, le aziende ne hanno incassati in media 14,5. E per l’Oms una diminuzione dei prezzi è indispensabile, per l’accesso ai medicinali, la sostenibilità finanziaria dei sistemi sanitari e l’innovazione futura".

pguenzi@caffe.ch
03.03.2019


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