Nostra inchiesta su 50 locali dopo le critiche dei viticoltori
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"I vini nei ristoranti
6 su 10 sono ticinesi"
R.C.


Lo ripetono come una litania: "È una polemica assurda". Così rispondono al Caffè che ha svolto un sondaggio tra 50 ristoranti ticinesi (esclusi i grotti che solitamente hanno prodotti locali), da Chiasso sino a Bodio, per capire cosa c’è di reale nella polemica aperta dal presidente della Federazione dei viticoltori, Giuliano Maddalena. "A fronte di chi promuove i nostri vini - ha detto in sintesi - c’è chi non ha neppure una nostra etichetta nella carta". Diatriba rispedita al mittente da Gastroticino, il presidente Massimo Suter l’ha bollata come "scandalosa". Secondo i calcoli del Caffè sul campione esaminato, il 54% dei vini presenti nelle cantine dei locali sono ticinesi. Ma durante le cene e i pranzi, quelli che poi finiscono realmente nella selezione giornaliera accanto ai menù - a sentire i ristoratori - si restringono in media a 6 bottiglie ticinesi su 10.
"La realtà - spiega Antonio Cavadini dell’Osteria Luis di Seseglio - è che molti produttori ristrutturano le cantine, hanno aperto enoteche dove vendono vini stranieri e all’interno dei locali creano piccoli ristoranti dove organizzano cene e serate a tema. Noi paghiamo le tasse, subiamo i controlli, e ora ci arrivano addosso critiche ingiuste". Il sostegno ai produttori ticinesi viene da un ristorante come l’Atenaeo del vino di Mendrisio che in cantina ha 800 etichette. "Ma in sala i nostri camerieri - spiega Mirko Rainer, sommelier - ai clienti propongono sempre in prima battuta i ticinesi, come è normale visto che se io vado a mangiare in California non mi aspetto che mi presentino un Chianti". Sempre nel Mendrisiotto, al Ristorante svizzero di Capolago la metà delle etichette sono ticinesi. "E questa è la filosofia del nostro gruppo - spiega Renato Bordogna - che è uguale anche all’osteria La Lanterna di Mendrisio, al La Palma di Bissone e negli altri locali della nostra famiglia. Questa polemica mi pare assurda". Ottanta per cento di vini ticinesi anche al ristorante Stella di Mendrisio "perché chi fa ristorazione - spiega Luca Serra - ha il dovere di promuovere il territorio". Solo vini del Mendrisiotto alla Crisalide di Meride e "su venti etichette noi ne abbiamo una sola straniera", dice Claudia Gaffuri del Lattecaldo di Morbio.
A Caslano al ristorante Pergola - spostandoci in un’altra zone del cantone - i gusti dei clienti sono chiari: 10 vini ticinesi e 5 italiani. "Non boicottiamo il Merlot, anzi, lo sosteniamo", dice Salvatore Scarpa del ristorante Giardino di Sorengo. Per Chiara Verga del ristorante Badalucci di Lugano "bisogna scommettere sull’alta qualità".
Passando in Vallemaggia, a Cevio, al ristorante albergo Posta le etichette in vendita sono 600: metà delle quali ticinesi. Un po’ più nord a Prato-Sornico, al ristorante al Ponte, le qualità sono 25, di cui 10 Merlot. A Gordevio, al ristorante Unione, le marche "nostrane" sono 10, quelle italiane solo una. "Il Merlot però dovrebbe costare meno", segnala Barbara Regazzoni. In Valle Verzasca, a Vogorno, propongono un pareggio: tre bottiglie italiane, tre ticinesi.
Al ristorante Montebello, il proprietario Giuseppe Cinotti avverte: "Noi proponiamo soprattutto vini ticinesi e li vendiamo molto bene". Da Mè, Bellinzona, la responsabile sala Maurizio Giaffreda, dice: "Propongo il vino ticinese, ma siccome il gusto dei clienti segue un po’ la moda, adesso è il momento del Chardonnay e anche dei vini toscani, zona Bolgheri". E al Ristorante Principe, Bellinzona, gerente Stefano Bernasconi: "Qui è logico proporre il vino ticinese, ma il Merlot è anche caro, questo va detto. Un Brunello di Montalcino mi costa 20 franchi, un Merlot molto di più. E non tutti i clienti possono spendere 60-70 franchi per una bottiglia".
Al Ristorante Zoccolino di Bellinzona, la titolare è la sommelier Elena Mozzini: "Propongo sempre il ticinese anche se il cliente a volte vuole altro. Forse perché ho un’enoteca molto ben fornita con una scelta ampia. Comunque il vino locale lo propongo anche al bicchiere".
Alla Terrazza di Bellinzona, la gerente Maria Giulia Ficcioli osserva: "Quando propongo il vino ticinese non sempre riscontro entusiasmo. Spesso i clienti mi chiedono vino italiano, toscano soprattutto". Al Bistrò Locarno, il restaurant manager Martin Ravicini spiega: "La maggior parte dei nostri clienti chiedono vino locale, che va molto bene, anche al bicchiere. Vero è che il ticinese è costoso, un Merlot lo pago il doppio di un Nero d’Avola".
E a proposito di prezzi, Sandro Colombo, vice responsabile Lounge del ristorante Blu Locarno replica: "Non è detto che il ticinese costi sempre di più. Alcune bottiglie hanno dei prezzi più che concorrenziali". Da Claudio, a Brione sopra Minusio: "Spesso sono i ticinesi a non volere il Merlot e a preferire un barberaccio, ma è questione di prezzo". Alla Locanda Ticinella di Ascona, la responsabile Lucia Ruggiero osserva: "Noi promuoviamo l’economia locale. Sopratutto i prodotti a chilometro zero. Non mi sognerei mai di consigliare un Montepulciano, il mio ristorante si chiama Ticinella, qualcosa vorrà pur dire".
05.05.2019


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