Non c'è sufficiente attenzione ai bisogni dei malati cronici
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La Svizzera impreparata
a curare la sofferenza
PATRIZIA GUENZI


Un approccio che migliora la qualità della vita dei pazienti che stanno affrontando gravi problematiche associate alla loro malattia. Così l’Organizzazione mondiale della sanità definisce le cure palliative che devono far parte della medicina moderna. Una medicina che si preoccupa e occupa dei pazienti gravi o cronici. Purtroppo si tende a pensare che le cure palliative siano una sorta di anticamera della morte, adatte soltanto a malati terminali. Non è così. È un settore della medicina che identifica precocemente la sofferenza del paziente e concretizza in tempi brevi un efficace trattamento del dolore e di altre problematiche di natura fisica, psicologica, sociale e spirituale. "In Svizzera c’è ancora molto da fare, rispetto ad alcuni Paesi siamo all’età del bronzo - dice il dottor Paolo Ferrari, capo Area medica dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) che vanta un’esperienza pluriennale all’estero -. Lo confermano i dati sull’Indice di qualità della morte che misura lo stato attuale dei servizi di assistenza delle cure palliative in quaranta Paesi". Se Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda sono ai primi posti, la Svizzera non si piazza granché bene nella graduatoria. "E il Ticino, quanto a strategia cantonale, sta forse ancora peggio. Ci fosse una statistica nazionale saremmo probabilmente il fanalino di coda", osserva il dottor Ferrari.
Eppure, in Ticino, una "strategia cantonale" esiste. Raggruppa collaboratori di strutture private e pubbliche. Sul sito del Dipartimento della sanità c’è uno scritto, datato 2015 e firmato dall’allora ministro Beltraminelli, con documenti, settori di competenza, obiettivi, servizi di appoggio e progetti. L’Ufficio del medico cantonale spiega al Caffè che a fine anno la Commissione cantonale cure palliative dovrebbe presentare la sintesi del lavoro di questi cinque anni. Sul piano strutturale ha creato tre unità cantonali per over 65, su quello pratico ha fatto formazione e aggiornamenti professionali. Anche il Cantone, almeno sulla carta, intende promuovere le cure palliative. "Sia chiaro, non sono l’ultima spiaggia, da dispensare soltanto a pazienti terminali - insiste il dottor Ferrari -. La medicina moderna oggi è in grado di assicurare una vita dignitosa anche alle persone che soffrono di patologie croniche, penso ai pazienti cardiaci, a chi è affetto da malattie polmonari o renali. Migliorare il comfort di questi malati è uno dei compiti di noi medici. Ne beneficiano anche i familiari, che vedono il proprio caro affrontare con più energia la malattia".
La medicina curativa e le cure palliative si completano a vicenda e perseguono un obiettivo comune: lenire dolore, disturbi e malesseri, accompagnare psicologicamente e spiritualmente la persona. Lo spiega Piattaforma cure palliative, una sorta di forum per gli attori nazionali e le autorità cantonali. In un recente rapporto, sulla base di un sondaggio tra la popolazione svizzera, emerge infatti che l’offerta può migliorare e deve includere anche i pazienti cronici (vedi articolo sotto).   
In sostanza, oltre a tenere sotto controllo sofferenza e disturbi, una buona strategia delle cure palliative permette di aiutare i pazienti a trovare dei meccanismi per gestire e rendere meno pesante la quotidianità. Non serve inventare nulla, la medicina ha già tutto ciò che serve. Manca però, sottolinea il dottor Ferrari, "una vera strategia cantonale, che individui le strutture più preparate e, soprattutto, è necessario un organo professionale di supervisione che produca documenti e linee guida".

pguenzi@caffe.ch
02.06.2019


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