Nelle città fra negozi aperti e chiusi in un giorno di festa
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Lo shopping festivo
penalizza il cantone
MAURO SPIGNESI


Un paio di turisti stralunati, qualche signora che porta a passeggio il cane, pochi fedeli che vanno a messa, una massaia che sperava di andare al mercato ma che si accorge che le bancarelle oggi non sono arrivate. È sabato ma a Bellinzona sembra domenica. Non un sabato qualunque. È il giorno di san Pietro e Paolo, una ricorrenza che per la verità nessun altro al mondo festeggia ma che in Ticino obbliga i negozi a restare chiusi. A meno che - ed è quello che è accaduto - non si trovino in una località turistica. Ma Bellinzona non rientra in queste zone "privilegiate".
"È l’assurdo castello di carte costruito negli anni - afferma Enzo Lucibello, presidente della Disti, i grandi distributori ticinesi -. A causa di queste regole cervellotiche si perdono milioni di franchi e posti di lavoro". Sì, perché il sabato, "a livello di incassi vale doppio rispetto a un giorno normale", sottolinea Lucibello. È il giorno in cui la maggior parte delle famiglie fa la spesa settimanale. E se trova chiuso il supermercato di fiducia, andrà a cercarne uno aperto, magari in Italia dove di vincoli non ne esistono. Così mentre il Ticino si fermava per ricordare i santi Pietro e Paolo, la tradizionale coda in direzione di Ponte Tresa Italia si allungava oltremisura. Cinque chilometri già alle nove del mattino. "Per questo non si capisce il motivo per il quale Unia continua a ostacolare l’entrata in vigore della Legge sui negozi - afferma ancora Lucibello -, permetterebbe finalmente di fare chiarezza sulle aperture. L’attuale sistema di deroghe è superato, inefficace".
A beneficiare delle deroghe, appunto, i negozi situati nelle località turistiche, come Locarno, Lugano o Tenero. E qui la gente ha dimostrato di apprezzare queste deroghe. A Locarno, ad esempio, dalla stazione e lungo i portici che arrivano in Piazza Grande porte aperte e vetrine illuminate. "Per ora sono entrati soltanto tre turisti tedeschi", dicono in un negozio di ottica "operativo" dalle nove. In un altro, di calzature, che ha già esposto fuori i suoi prodotti,  nessuno è ancora entrato, un’ora dopo l’apertura. Elga Ferraris, che arriva da Lucerna, è meravigliata: "Sono state tante volte in Ticino nei giorni di festa ma mai quando c’erano i negozi aperti. Mi pare una bella iniziativa, ravviva la città. Ora mi sembra di essere in vacanza come accade quando vado all’estero". Verso le undici, mentre il sole picchia più duro, lo shopping cresce.
A Lugano, invece, l’apertura straordinaria di San Pietro e Paolo non attira molti passanti. Almeno di mattina. Poche persone passeggiano per via Nassa, si guardano in giro, disorientate. "Gli orari vanno bene così -taglia corto Nadia Della Santa, 73 anni - non c’è bisogno di prolungarli o restare aperti anche nei festivi". Lisa Egg, 39 anni, sta passeggiando sotto i portici con una sua amica. "Secondo me in estate dovrebbe esserci più elasticità, la gente esce di più, è giusto che si possano fare acquisti anche la sera". In giro per la strada simbolo del commercio cittadino anche Franca Grossi, 72 anni, che tuttavia appare più drastica. "Lugano è un disastro, è come un paese morto, un dormitorio  - nota -, dovrebbero veramente fare qualcosa per cambiare marcia". Attorno al centro, sempre a Lugano, Sandro Carraro, 65 anni, sfila davanti a una fontana. "O tutti o nessuno - sottolinea -, ci vuole uniformità: tutti devono rispettare gli stessi orari, altrimenti si fa solo confusione nei confronti dei turisti".
Intanto, l’afa non dà tregua. Neppure a Roberto Ronzoni, 58enne di Roma, che si ripara all’ombra. "In confronto a dove abito io Lugano è morta - dice -, per noi turisti dovrebbe essere fatto di più. Ecco perché è giusto, almeno credo, dare a tutti i negozianti la scelta di aprire o chiudere secondo necessità". E sottolinea: "Solo così si fa girare l’economia". Lo pensa anche Josephine Cima, 86 anni, sguardo arzillo. "Ci deve essere più libertà, oggi ci sono già troppe leggi che ostacolano i commerci e le attività economiche. Di questo passo non andremo da nessuna parte".
Più a sud, a Mendrisio, alle nove del mattino il termometro segna già 27 gradi. Ma nel centro storico, è un deserto. Soltanto poche persone sono sedute nei bar aperti da un po’. Verso il Fox Town, invece, c’è già una breve colonna di auto. Lo shopping continua. Qui non si ferma mai.

an.b./a.s./m.sp.
30.06.2019


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