I tagli delle imposte giudicati insufficienti per le famiglie
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"Questi sgravi fiscali
valgono... una pizza"
R.C.


Altro che una pizza margherita in più al mese. "Questa manovra fiscale - afferma Sergio Rossi, professore di economia all’Università di Friborgo - porterà benefici pressoché impercettibili alla gente comune. A guadagnarci saranno solo le grandi aziende, che però invece di reinvestire i soldi nel sistema produttivo li parcheggeranno nel settore finanziario o li utilizzeranno per aumentare gli stipendi dei manager". Rispetto a settimana scorsa, quando a caldo aveva parlato di una pizza in più al mese, Rossi è ancora più scettico sul pacchetto fiscale nel frattempo approvato all’unanimità dal Consiglio di Stato.
"I socialisti sono caduti in un trabocchetto - sostiene Rossi -. I 32 milioni dedicati alla scuola e alla socialità non sono un aumento della spesa pubblica, come si vuole far credere. Sono fondi che verranno spostati da una voce di spesa all’altra. D’altronde sarebbe impensabile che un governo di centrodestra sia propenso ad aumentare la spesa nel sociale". Eppure è proprio questa "pseudo-concessione", come la chiama Rossi, che ha garantito un ampio sostegno alla manovra fiscale. "Peccato che così facendo lo Stato avrà meno entrate e quindi dovrà tagliare la spesa pubblica - prosegue l’economista -. Altro che 32 milioni in più". Si può almeno sperare che la manovra dia sollievo alle piccole e medie imprese che formano il tessuto economico del Cantone. "Non sarà così – ribatte Rossi -, perché oggi le imprese familiari fanno fatica. Non fanno utili e quindi non potranno beneficiare della riduzione dell’imposta sugli utili".
D’altro canto "questa è una riforma fiscale, non una riforma dei sussidi", nota Paolo Pamini, docente di fiscalità al Politecnico federale di Zurigo. "È stata pensata - precisa l’economista - per aiutare le aziende che stanno in piedi con le proprie gambe, non per tenere in vita attività moribonde". Un aiuto comunque molto timido. "La riforma fa il minimo indispensabile - afferma Pamini -. Lo si vede dal calo del gettito che è pressoché nullo. È un passo nella giusta direzione ma si poteva e si dovrà fare molto di più. Perché nonostante la manovra il Ticino resterà tra i Cantoni meno concorrenziali".
Qualcuno comunque ne trarrà beneficio. "Visto che le aziende che oggi beneficiano dei privilegi fiscali pagheranno un po’ di più - spiega Pamini - tutte le altre aziende pagheranno un po’ di meno". Un riequilibrio che paradossalmente potrebbe danneggiare i cittadini, almeno in certi Comuni. "Dove non ci sono grosse società, come a Bellinzona, il Comune potrebbe trovarsi costretto ad alzare il moltiplicatore per compensare il calo di gettito dalle persone giuridiche - osserva Pamini -. Il governo ha deciso di consentire a partire dal 2025 un moltiplicatore differenziato tra persone fisiche e giuridiche, con una differenza massima del 20%. La mia proposta è di abolire questo limite, per non rischia di penalizzare i cittadini".
Insomma la gente comune non sembra poter fare i salti di gioia per la riduzione delle imposte annunciata dal governo. "Io resto dell’idea - afferma Amalia Mirante, docente di economia all’Usi e alla Supsi - che la priorità in Ticino non sia quella di ridurre le imposte. Per aiutare le famiglie bisognerebbe innanzitutto sollevare i salari, che sono troppo bassi, soprattutto per le donne". Poi, certo, il governo è libero di agire anche sul fronte fiscale. "Ma per principio è sempre sbagliato mettere insieme misure fiscali e sociali - prosegue Mirante -. Le politiche economiche si fanno per raggiungere precisi obiettivi. Non siamo al mercato dove avvengono le contrattazioni. Se il governo vuole aiutare le imprese deve essere chiaro e andare sino in fondo, e altrettanto deve fare se vuole intervenire con misure sociali a sostegno dei redditi e delle famiglie".
Criticare è facile ma qualcosa bisognava pur fare, sostiene dal canto suo Angelo Geninazzi, responsabile della sede di Lugano di Furrerhugi, l’agenzia che si occupa di affari publici e comunicazione politica. "Qualsiasi passo in avanti è positivo sia per le aziende che per le famiglie - sostiene -. Non fare nulla significa indietreggiare. Certo, la riduzione dell’aliquota per le persone giuridiche è dilazionata nel tempo, ma annunciare il taglio è comunque positivo". Geninazzi, al contrario dei suoi colleghi economisti, ritiene che la manovra fiscale possa giovare a tutti, cittadini compresi. "Tutti i soldi non prelevati dallo Stato restano nel circuito delle aziende che così hanno più margine per investire - dice -. Dove sono state tagliate le aliquote per le aziende si sono verificati aumenti di gettito, come nei Cantoni Obvaldo e Sciaffusa".
Prima di prepararsi a vedere se queste previsioni si avvereranno, la manovra fiscale dovrà tuttavia superare lo scoglio del Gran Consiglio. "Teoricamente potrebbe sconfessare questo progetto - sostiene Rossi -ma in realtà la sinistra è troppo debole e quindi verranno approvate sia la manovra, sia l’ulteriore riduzione del moltiplicatore cantonale d’imposta dal 2025". Maggiori difficoltà, secondo Pamini, potrebbero invece giungere dal voto popolare. "A furia di annacquare a livello politico si trova sempre un consenso - dice -. Ma il risultato delle urne potrebbe anche essere diverso, dando per scontato che il referendum ci sarà". Poiché i cittadini sanno che la riforma è necessaria. Sanno che la riduzione dell’aliquota per le persone giuridiche gioverà alle aziende. Ma sanno anche che per loro stessi il pacchetto prevede ben poco. "E questo - sostiene Pamini - è sicuramente un punto debole della manovra".

an.b./a.s./m.sp.
14.07.2019


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